La teoria dice che nel passaggio da una fase recessiva ad una di crescita si verifica il passaggio di testimone tra di bond ed azioni, che per un certo periodo possono comunque muovere entrambi al rialzo. L’avvio di un trend positivo per il mercato azionario e di uno negativo per quello obbligazionario potrebbero quindi confermare quello che gli indici di fiducia dicono già, ovvero che effettivamente il fondo della recessione è già stato toccato nonostante il Pil e gli utili aziendali siano ancora in contrazione
(L’indice Zew tedesco, quello che misura le aspettative di investitori ed analisti relative alla crescita economica nei sei mesi successivi, a maggio è salito a 31,1 punti dai 13 del mese precedente, sorprendendo gli analisti che si attendevano invece un recupero meno ampio, a 23 punti). Del resto studiando lo sfasamento temporale esistente tra i movimenti delle borse e le dinamiche dell’economia, si è trovato che in linea generale i mercati azionari raggiungono i minimi prima che gli effetti negativi della congiuntura impattino sui conti delle aziende quotate (è evidente infatti che ai periodi di recessione corrisponda una marcata contrazione dei profitti). Le rilevazioni effettuate considerando le precedenti recessioni verificatesi negli Stati Uniti hanno evidenziato che il minimo registrato dall’indice più rappresentativo di Wall Street, l’S&P 500, è stato toccato in media 11 mesi prima della massima flessione degli utili aziendali.
Se gli stessi intervalli dovessero essere rispettati anche questa volta, ipotizzando che i minimi toccati a marzo dall’indice S&P500 non vengano violati, segnali di ripresa da parte del Pil (e dai conti delle aziende) dovrebbero evidenziarsi già nel primo trimestre del 2010, che è poi il periodo che molti degli organismi ufficiali che fanno previsioni indicano come momento della svolta. Il problema con il mercato azionario tuttavia è che in questo momento è molto difficile dare dei giudizi sulla tendenza rialzista sviluppatasi dai minimi di marzo e dire se si tratta di un trend duraturo o di una semplice correzione del precedente ribasso.
Con l’eccezione del Nasdaq, dove è presente una figura a doppio minimo (disegnata tra novembre 2008 e marzo 2009 in area 1265, confermata a fine aprile con il superamento di 1665) gli altri indici principali non evidenziano infatti vere e proprie figure di inversione. E purtroppo l’estensione del precedente ribasso è stata tale che attenderne un ritracciamento superiore al 50% per affermare che il trend di rialzo ha buone probabilità di continuare (oltre il 50% di ritracciamento in analisi grafica è lecito iniziare a parlare di inversione di tendenza e non più di correzione) costringerebbe l’investitore a rimanere alla finestra troppo a lungo, con il rischio di perdere buona parte del rimbalzo dei mercati azionari prima di entrare in azione.
Il grafico del Bund future evidenzia invece un potenziale doppio massimo, figura disegnata tra gennaio e marzo in area 125, che se completata con la violazione del supporto a 120 potrebbe porre fine al trend rialzista in atto dai minimi dello scorso giugno. Il target dettato dall’ampiezza della configurazione (in analisi grafica è prassi comune utilizzare la volatilità delle configurazioni di inversione nel calcolo degli obiettivi di prezzo raggiungibili al loro completamento) si colloca in area 115 circa, quota coincidente con i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai minimi dello scorso anno. La violazione dei 120 punti sul grafico del Bund future sarebbe quindi un segnale da non sottovalutare anche per gli investitori che detengono una componente obbligazionaria in portafoglio e che potrebbero decidere in quel caso di ridurre la duration o addirittura di aumentare la componente azionaria a discapito di quella obbligazionaria.
Il consiglio per i risparmiatori è quello di evitare tuttavia di anticipare con le decisioni di investimento la realizzazione di movimenti ancora non verificatisi sui mercati. Il doppio massimo sul Bund è infatti per il momento solo potenziale, e solo con la violazione del supporto a 120 verrebbe completato. Fino a quel momento le oscillazioni disegnate dal future obbligazionario negli ultimi mesi potrebbero rivelarsi solo una pausa del trend rialzista precedente. In quel caso il rally dell’azionario difficilmente potrebbe continuare. E se il Bund dovesse poi salire oltre i massimi di inizio anno a 125,60 circa con buona probabilità gli indici azionari rischierebbero di scendere sotto i minimi di marzo, smentendo quindi il miglioramento degli indicatori di sentiment e dando ragione a coloro che credono, e per adesso non sono ancora stati smentiti, che la strada per uscire dalla recessione è ancora lunga e che quindi è ancora del tutto prematuro investire in azioni.
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