Ancora problemi sul caso Telecom Italia. Il titolo della società italiana subisce gli effetti della crisi e le incertezze di un’empasse da cui la compagnia telefonica non è riuscita a uscire nonostante il cambiamento di compagine azionaria e di management.
Le cose sembrano anzi essersi aggravate, sia per via della crisi che per via dell’ingresso di un socio ingombrante come Telefonica. La complessa gestione di un debito che supera di oltre due volte la capitalizzazione di borsa rende ancora più difficile l’amministrazione della compagnia.
Le crescenti pressioni del Governo sugli investimenti strategici del gruppo sulla rete nazionale di telecomunicazione e soprattutto sulla difesa della sua italianità rendono ancora più scottante la poltrona del nuovo amministratore Franco Bernabè costretto a barcamenarsi tra una gestione assai complessa, pressioni politiche e una compagine azionaria multiforme e non sempre concorde.
Spuntano così ipotesi come quella della cessione di Tim Brasil per 4-5 miliardi di euro in cambio di un ingresso nel capitale della holding di controllo delle attività europee di Telefonica. Un’ipotesi che porterebbe alle estreme conseguenze quel vizio originale che l’ingresso di un concorrente europeo e sudamericano fra i soci del gruppo ha generato. Fra l’altro Telecom uscirebbe da un mercato emergente per cercare di competere (non si sa con quali quote societarie) su un mercato maturo e difficile come quello europeo. Di fatto alla fine Telefonica sarebbe riuscita nell’intento di togliersi dai piedi un accanito concorrente in Sudamerica.
D’altra parte il debito della società, sebbene questa chiuda ancora gli esercizi in utile, è un peso notevole e la crisi sta segando i margini come dimostra la decisione di avviare la procedura di mobilità per 450 persone: una decisione dolorosa che indica anche gli effetti della crisi in Italia, nonostante Telecom sia poi di gran lunga il maggiore operatore in diversi segmenti di mercato. Forse allora il problema della società è più industriale che finanziario. Senza dubbio una crisi come quella in corso comporterà cessioni importanti, come quella di Hansenet o di qualche asset sudamericano, e una conseguente riduzione della presenza internazionale del gruppo e delle sue dimensioni.
È già successo anche a Tiscali che è stata compressa dal debito e ancora cerca delle soluzioni per il rilancio dopo aver rinunciato alla sua presenza all’estero. La cessione a sconto di Tiscali UK conferma il momento difficile per chi vuole vendere visti i prezzi al ribasso dei mercati. Quello però che manca soprattutto a Telecom Italia è il tempo per un recupero (il mercato non sembra essere disposto ad attendere troppo nonostante la crisi) e un’azionariato solido e compatto.