Per un gruppo fortemente indebitato come Enel, un’attenta gestione degli oneri finannziari e della patrimonializzazione è, più che una scelta, una necessità. L’amministratore delegato Fulvio Conti lo ha capito da tempo e le due importanti operazioni su cui la maggiore società energetica del Bel Paese ci ha appena informato sono finalizzate proprio alla riduzione del debito e al contemporaneo aumento del patrimonio del gruppo.
L’aumento di capitale da 8 miliardi di euro è sicuramente l’argomento del giorno a Piazza Affari, anche perché un prezzo unitario di 2,48 euro comporta uno sconto del 30% (al netto del dividendo) sui corsi post effetto diluizione. Si tratta di condizioni favorevoli al successo dell’offerta in opzione di 13 azioni per ogni 25 possedute e i ribassi in corso a Piazza Affari sicuramente riflettono (in parte per fortuna) lo sconto effettuato e l’andamento tipico delle società che fanno ricorso al mercato per ristabilire un corretto equilibrio finanziario interno. Con oltre 3,2 milioni di azioni di nuova emissione il numero dei titoli in circolazione in pratica aumenta di un terzo. Tutto questo porta ovviamente un giovamento proporzionale al patrimonio netto.
Nella stessa direzione va la cessione dell’80% di Enel Rete Gas che comporta, oltre all’incasso di 480 milioni di euro e la distribuzione di dividendi e riserve a Enel Distribuzione per un ammontare di 245 milioni, il deconsolidamento (soprattutto) di un debito da 1,2 miliardi di euro.
In questa maniera cresce il patrimonio netto che al 31 marzo ammontava a 27,98 miliardi di euro e diminuisce il debito finanziario che alla stessa data era pari a 50,83 miliardi di euro. Il rating della società dovrebbe dunque quanto meno rimanere invariato (A-/A-2 quello di S&P’s con credit watch negativo, P1 con oultook negativo quello di Moody’s e A-/F2 quello di Fitch).
Gli investimenti che il gruppo programma per il futuro sono d’altra parte ingenti e complessi. Ricordiamo a titolo di esempio la sigla di un accordo con EdF per lo sviluppo del nucleare in Francia e in Italia tramite la costruzione di tre nuovi impianti Epr in Francia e altri quattro in Italia. Le pressioni politiche e sociali sul tema sono ormai all’ordine del giorno con il Governo che preme per la costruzione dei nuovi impianti e i sondaggi (ne citiamo uno riportato da Reuters) che danno al 14% la quota di italiani favorevoli. Di certo il blocco dei lavori imposto circa un anno fa al più importante prototipo francese di EPR, quello di Flamanville al quale partecipa con una quota del 12,5% anche Enel, non depone a favore né dei francesi, né degli italiani. Interventi importanti sono stati anche fatti sull’altro Epr europeo, quello finlandese che molti hanno giudicato un fallimento.
Se l’Autorità per la sicurezza nucleare (ASN) ha parlato in passato di ripetuti errori che manifestano una mancanza di rigore inaccettabile, forse sarà maglio andarci con i piedi di piombo (è proprio il caso di dirlo) anche in Italia.
Stock fox
01 giu 2009 - 17:59 - #1Ho sentito anch’io che questa Areva, la società degli Epr, fa acqua (radioattiva) da tutte le parti. Certo se i francesi, che secondo molti sono all’avanguardia nel nucleare, riescono ad archiviare brutte figure di questo tipo c’è forse da sperare che le cose vengano avviare con molta prudenza. Fra l’altro ho visto sul sito dell’Asn che i costruttori di questo ormai fantomatico epr di Flamanville sono stati ripresi anche pochi giorni fa per nuovi errori, minori di quelli di un anno fa, ma riguardanti cosette come le scorie e altro se non ho capito male. Io dico: ma puoi essere tanto scarso da farti riprendere in castagna dopo le disastrose figure di Francia e Finlandia?