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Per la crisi ricette diverse a cavallo dell'Atlantico

Pubblicato: 04 giu 2009 da Ferry Boat

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Nel contrasto tra chi ritiene che il peggio sia passato e chi pensa che la crisi non sia ancora al culmine si inseriscono sempre più spesso visioni politiche, vecchi pilastri dell’economia globale, alleanze trasversali, strategie nuove per il way out. Pulsioni contrarie si registrano fra le due sponde dell’Atlantico e Ben Bernanke, “rispettosamente” in disaccordo con il cancelliere tedesco Angela Merkel, chiede a Washington maggiore rigore sul deficit dopo le spese folli in chiave anti-crisi. Al contrario Berlino fa pressioni sulla Bce perché tenga ancora una volta fermo il timone della politica monetaria Ue contro le tentazioni oltranziste e un po’ scialacquatrici d’Oltreoceano e d’Oltremanica: l’indipendenza delle banche centrali di tutto il mondo dalla politica è un bene da tutelare.

D’altra parte fin dall’inizio è stato chiaro a tutti che la Fed o la Banca d’Inghilterra avevano un atteggiamento totalmente diverso da quello della Bce. Bernanke (numero uno della Federal Reserve) ieri ha sottolineato l’importanza del controllo del deficit Usa, uno dei fattori che maggiormente allarmano i mercati internazionali e che quest’anno potrebbe raggiungere gli 1,85 trilioni di dollari. Il debito pubblico Usa, come noto, con i nuovi interventi potrebbe raggiungere il 70% del Pil americano nel 2011: questa montagna di debiti era forse inevitabile per Bernanke, ma adesso bisogna cominciare a tirare la cinghia e la Fed non stamperà moneta per togliere dai guai la Casa Bianca, anche perché sarebbe un ulteriore segnale di sfiducia ai mercati e questo Washington non se lo può permettere.

Dopo le indicazioni in tal senso della Cina, le ultime dichiarazioni del presidente russo Dimitri Medvedev su una nuova moneta internazionale composta da un mix di valute e meno vulnerabile alle oscillazioni del dollaro non sono da sottovalutare. Lo yuan e il rublo potrebbero entrare in un nuovo Olimpo valutario che vedrebbe accanto al dollaro, alla sterlina, allo yen e all’euro i nuovi rappresentanti monetari di Pechino e Mosca. L’ipotesi potrebbe trovare un certo appoggio anche in Medioriente e fra i paesi danneggiati dalla recente volatilità del dollaro: l’Iran che chiede una moneta diversa dal dollaro per la compravendita di petrolio non è in fondo tanto lontano dalle posizioni di Russia e Cina. Sarebbe quindi una svolta epocale che segnerebbe anche uno spostamento dei baricentri di potere verso le economie emergenti.

Anche in Europa ci si divide, però, sul futuro e, in attesa delle decisioni di oggi della Bce sul costo dell’euro, il mercato si interroga sul dossier covered bond. In passato la Bce ha infatti annunciato l’acquisto di 60 miliardi di euro di obbligazioni garantite: una vera e propria rivoluzione rispetto al passato, quando l’estremo rigore della Banca centrale europea non avrebbe mai approvato un’operazione di questo tipo. La cosa ha fatto storcere il naso ad Axel Weber, presidente della Bundesbank tedesca appoggiato dalla stessa Angela Merkel. Entrambi temono una sorta di “americanizzazione” della politica monetaria della Bce e hanno paura che si apra la porta a un genere di indebitamento che riproponga nel futuro la crisi di oggi. Finora il rigore di Francoforte è stato proverbiale e ha dato solidità a tutta l’Eurozona, la crisi chiede però a ciascuno un sacrificio in più. Dopo la moneta unica servirà anche un debito unico per il Vecchio Continente?

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