Agenzie di rating e istituti di vigilanza riprendono le misure del mondo del credito italiano. Ieri le ultime analisi della Banca d’Italia sul funzionamento del sistema del credito italiano hanno invitato le banche del Bel Paese a mantenere alta la guardia: i prossimi mesi saranno ancora molto duri perché la recessione rischia di far crescere le sofferenze del nostro sistema bancario.
Già i primi segnali di questo feed back si sono avvertiti, ha evidenziato nella sua relazione Paolo Mieli (direttore centrale per la Vigilanza della Banca d’Italia), d’altra parte è normale che “l’emersione delle sofferenze segua con ritardo il peggioramento della congiuntura”.
Si tratta di uno scenario in cui il nostro sistema bancario è già immerso. “La contrazione dell’attività produttiva è stata accompagnata da una decelerazione del credito alle imprese”, ha sottolineato Mieli. Di conseguenza il tasso di crescita dei prestiti al settore privato si è portato al 7,3 per cento, circa quattro punti percentuali in meno rispetto alla fine del 2007. In tutti i comparti di attività economica i prestiti crescono meno per le aziende piccole rispetto a quelle di media e grande dimensione”. Preoccupa soprattutto la tenuta delle imprese, e in particolare di quelle piccole che sono anche l’ossatura della nostra economia, esposte alle difficoltà di accesso al credito prima e al generale clima recessivo dell’economia adesso.
Secondo quanto emerso dagli studi della Banca d’Italia il flusso di nuove sofferenze rettificate è aumentato in rapporto ai crediti ai prestiti complessivi: l’accelerazione di queste sofferenze è stata “forte” negli ultimi due trimestri del 2008 e nel primo trimestre del 2009. I dati attuali lasciano inoltre prevedere che questo andamento prosegua nel corso dei prossimi mesi “con ritmi uguali o superiori” a quelli osservati di recente.
Trova conferma anche il peggioramento del rischio del credito per il 2009. Già nel 2008 le esposizioni deteriorate delle banche italiane (intese come sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate, scadute o sconfinanti da oltre 180 giorni) sono aumentate di quasi un terzo. La necessità di nuovi accantonamenti renderà più difficile mantenere un’adeguata base patrimoniale e rilanciare gli impieghi rivolti alle piccole imprese.
La recessione ha inoltre già comportato un calo degli utili delle banche del 40% e un dimezzamento del Roe (return on equity ossia il maggiore indicatore di redditività inteso come il rapporto tra utili e mezzi propri) dall’11 al 5,7 per cento. In queste difficili condizioni anche l’agenzia di rating Standard&Poor’s (secondo quanto rivelato stamane da Il Sole 24 ore) ha evidenziato che ben 27 banche italiane rischiano un taglio del rating a seguito della recessione.
La vera sfida per le banche del Bel Paese e per la stessa Banca d’Italia sarà dunque quella di coniugare una sorveglianza della patrimonializzazione del sistema bancario con un corretto ed efficace afflusso di risorse verso il mondo delle piccole imprese in crisi. Serviranno ricette nuove e originali per una quadratura difficile del cerchio (nuove norme fiscali, revisioni degli studi di settore, un maggiore ricorso ai confidi e altri strumenti affini rilanciati dalla crisi). Ne va del sistema produttivo italiano e, in seconda battuta, della stessa tenuta delle nostre banche.
AleAc
12 giu 2009 - 23:21 - #1…e nel frattempo migliaia di piccole e medie imprese dovranno chiudere e mettere sulla strada i dipendenti. Il Governo sta dimostrando di essere senza alcun potere nei confronti delle Banche, le quali, in mancanza di ordini tassativi, finanziano solo aziende solide. Bella forza! E i Tremonti Bond dove sono?