
La crisi finanziaria internazionale, le terribili oscillazioni dei prezzi delle materie prime, la fuga e in qualche caso il fallimento dei fondi stranieri operanti nei paesi emergenti e la grossa svalutazione del rublo (il cambio euro/rublo da 36 a 43,5 rubli circa da ottobre a oggi) hanno creato agli oligarchi moscoviti e alla classe dirigente russa problemi enormi. Fra i grandi colpiti dal peso della crisi Oleg Deripaska, per molti anni ritenuto l’uomo più ricco della Russia con attività sparpagliate in tutto il mondo e un impero fondato sull’alluminio della Rusal, società che ha ottenuto soltanto ieri un congelamento di debiti per 7,4 miliardi di dollari fino alla fine di luglio. La Rusal è stata fondata nel 2000 insieme all’amico Roman Abramovich, attuale patron della squadra inglese Chelsea.
Fra i vari interessi finanziari un po’ dissestati di Deripaska si conta un vociferata partecipazione con il 5% nel capitale di General Motors e soprattutto il controllo di Gaz, la casa automobilistica russa che probabilmente verrebbe fusa con Opel se l’offerta di Magna andasse in porto.
Oltre che con la Fiat in questi mesi Deripaska combatte con un’altra grande italiana e in particolare con Generali, la compagnia triestina che per dimensioni è una delle più grandi d’Europa e che opera nell’Europa dell’Est e in Russia insieme alla PPF, del ceco Petr Kellner.
Il Leone di Trieste ha una quota di circa il 38,1% nel capitale di Ingosstrakh, seconda compagnia assicurativa russa che, nonostante gli effetti della crisi, ha registrato nel primo trimestre del 2009 un utile da 1,1 miliardi di rubli (circa 29,7 milioni di euro ai corsi attuali) rispetto alle perdite da 60 milioni di rubli del primo quarto del 2008. Ingosstrakh ha un rating emesso da Standard&Poor’s di BBB- con outlook negativo e questo indica una certa rischiosità dell’investimento in titoli di debito emessi da lei.
Il gruppo Ingo ha comunque asset in gestione al primo aprile 2009 per 78,1 miliardi rubli (circa 2,11 miliardi di euro) ed è per oltre il 60% in mano a Oleg Deripaska che ne controlla direttamente il 10% del capitale e, secondo quanto ipotizzato dalla stampa internazionale anche russa, ne controlla oltre il 50% tramite Granit (16,29%), Bekar Service (16,03%), Soft Karak (15,68%) e Vega (6,75%).
In passato con un aumento di capitale a sorpresa contro il quale Generali-PPF ha fatto ricorso ottenendo l’appoggio dei tribunali russi, lo stesso Deriopaska aveva cercato di ridurre a circa il 10% e di marginalizzare la presenza di questi soci stranieri scomodi nella società.
Adesso però la crisi sembra avere invertito i ruoli e Deripaska ha bisogno di soldi, tanto che si è rivolto a Gerardo Braggiotti e alla sua Banca Leonardo per avere una consulenza che lo aiuti a strappare il massimo prezzo possibile per la cessione di quote agli agguerriti Generali-PPF. Deripaska non sarebbe comunque disposto a scendere sotto il 50% del capitale. L’accordo, se sarà trovato non sarà semplice anche perché le valutazioni per il 20% di Ingosstrakh che eventualmente passerebbe in mano a Generali-PPF oscillano fra i 700 milioni e il miliardo di dollari.
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