Eni: il bond ha successo

pubblicato: mercoledì 17 giugno 2009 da riva

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Massimo Ghini ha avuto successo anche come promotore. Il celebre attore italiano, dopo avere interpretato Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, in una pellicola di Giorgio Capitani ha deciso anche di promuovere la nuova emissione obbligazionaria del Cane a sei zampe. Sicuramente non è soltanto la sua pubblicità a incoraggiare il mercato ad acquistare i nuovi bond di Eni.

La più grande società italiana ha, infatti, dalla sua un’offerta incoraggiante: da 85 a 135 punti base sul mid swap a 6 anni per il tasso fisso. Se si considera che il tasso mid swap a 6 anni si aggira in questi giorni sul 3,6% si capisce che il rendimento di questi titoli in periodo di incertezza dei mercati è considerato interessante. Già circa 1,8 miliardi di obbligazioni sono state richieste e probabilmente l’offerta sarà chiusa anticipatamente. In giornata il gruppo ha confermato l’incremento delle emissioni a un ammontare complessivo di 2 miliardi di euro.

D’altra parte la solidità patrimoniale della società è fuori discussione visto che a un debito finanziario netto in discesa a 16,52 miliardi di euro (dati del 31 marzo scorso), corrisponde un patrimonio netto di 48,91 miliardi di euro. La redditività dell’azienda nell’ultimo trimestre ha mostrato una flessione e anche il giro d’affari si è ridotto notevolmente. Nel primo trimestre del 2009 infatti i ricavi del gruppo guidato da Paolo Scaroni si sono attestati a 23,74 miliardi di euro contro gli oltre 28,3 miliardi del primo trimestre del 2008 (-16,1%) e l’utile netto della società è sceso da 3,3 a 1,9 miliardi (-42,7%). Il dato ha comunque battuto le attese del mercato.

Di certo ci sono di mezzo anche le forti oscillazioni del petrolio che in passato è volato fino a 150 dollari contro i 50 del primo trimestre 2009 e i 70 circa di questi giorni. Pesano, però, su Eni e su tutte le compagnie del comparto, anche altre incertezze legate al business petrolifero.

L’estrazione nel tempo è diventata sempre più difficile e costosa e questo chiama tutte le grandi compagnie petrolifere del mondo, Eni compresa, a grandi investimenti. In questi giorni sembra che il gruppo stia valutando cessioni di giacimenti nel Mare del Nord: l’operazione è stata confermata, ma sminuita da Paolo Scaroni che ha parlato di poche migliaia di barili di olio equivalente (boe). Il colosso petrolifero italiano ha d’altra parte programmato grandi investimenti anche nelle pipeline di collegamento con i paesi fornitori.

Per esempio qualche giorno fa nella tenda di Muammar Gheddafi a villa Pamphili paolo Scaroni ha approvato nuovi investimenti nel gasdotto che collega la Libia con l’Italia, il Bluestram: l’enorme condotta sottomarina passerà così da una capacità di 8 miliardi a una di 11 miliardi di boe annui. Il gasdotto è una joint venture con la libica Noc e quindi gli investimenti dovrebbero essere più o meno paritari. Si attendono novità sul Southstream, faraonica pipeline che dovrebbe collegare l’Europa con il Medioriente. L’apertura della condotta è prevista ormai per il 2015 e la capacità è volata nel frattempo a 64 miliardi di metri cubi. Nel terreno delle condotte Eni, però, si muove probabilmente con cautela, perché già in passato l’Unione Europea ha accusato la nostra società di limitare con il controllo della rete dei gasdotti la concorrenza sul mercato. Si tratta di un abuso contestato da tempo ad Eni, che ha sempre sottolineato l’importanza strategica per il bene nazionale del controllo delle condotte. D’altra parte servirebbe davvero una rete europea e quindi un analogo intervento in tutto il Vecchio Continente: cosa che sembra molto distante, ancora, dalla volontà dei grandi d’Europa.

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