
La cessione di 15 sportelli del Nord Italia di Mps alla Popolare di Puglia e Basilicata ha sorpreso più o meno positivamente diversi osservatori. Circa 65 milioni per 15 agenzie fanno 4,3 milioni a sportello: non sono i prezzi di una volta, ma sicuramente con la crisi in corso sono valutazioni che incoraggiano il mercato bancario alle prese con un riassetto reso sempre più difficile dalla crisi. Il Monte dei Paschi di Siena sta ancora cercando di riassorbire l’impatto derivato dalla crisi dell’Antonveneta e ha la situazione patrimoniale più fragile tra i grandi gruppi: il core tier 1 ratio che dal 5,1% di fine 2008 dovrebbe guadagnare circa mezzo punto dal rafforzamento autonomo del gruppo nel 2009 e arrivare al 7,3% grazie a una spinta da 155 punti base dovuta ai Tremonti Bond.
Si tratta ovviamente di stime - fornite dal presidente del gruppo Giuseppe Mussari - che dovranno confrontarsi con un mercato ancora difficile. Sebbene, infatti, la raccolta si sia dimostrata abbastanza solida e gli stessi partner francesi sembrino contenti del loro accordo nella bancassurance con Mps, il gruppo appare ancora bisognoso di nuovi capitali.
Oggi Il Sole 24 Ore rivela l’intenzione di un pugno di primari investitori toscani di rilevare Banca Toscana “coprendo” due terzi abbondanti delle cessioni che l’Antitrust ha intimato a seguito del merger con Antonveneta e che sono state poi posticipate, sembra, al prossimo dicembre. Non ci sarebbe fretta, dunque, e l’istituto toscano probabilmente nicchierà o cercherà di dilazionare ulteriormente le cessioni. I prezzi dell’ultima operazione con la Popolare di Puglia e Basilicata sono incoraggianti, ma il mercato non permette più di tanto, poi la Toscana ha le sue caratteristiche. La cifra di 700-800 milioni di euro che Mps vorrebbe ottenere per tutte le 150 agenzie, secondo Il Sole 24 Ore, implica una valutazione per sportello da 4,6 a 5,3 milioni di euro: insomma anche ad essere generosi sembra difficile.
Cosa succederà allora? Probabilmente ci saranno nuove dilazioni. Se infatti il Credit Agricole ha potuto disattendere le indicazioni dell’Autorità con la stessa motivazione (la crisi non rende conveniente la cessione delle agenzie) e sembra che ora abbia presentato un nuovo patto con Generali e di fatto dunque posticipato ancora il proprio disimpegno da Intesa, allora non si capisce perché non debba ottenere lo stesso appoggio il Monte dei Paschi di Siena.
Insomma alla fine Catricalà dovrà decidere se dire due no o due sì, se ottenere 4 banche o lasciarne due e mezza (visto che se il polo del Credit Agricole rimane intrecciato con Intesa Sanpaolo non può certo essere definito una banca intera). Forse alla fine chi ci perderà saranno gli imprenditori di Prato che, pur di salvarsi dalla crisi, erano pure disposti a comprarsi una banca.