
L’ingresso di Tiscali in asta di volatilità con un ribasso teorico in queste ore del 12,95% è una naturale conseguenza delle valutazioni sul titolo espresse dall’aumento di capitale. Sicuramente prezzare le azioni del gruppo 1 centesimo (1,33 comprendendo i warrant, ma comunque al netto dei diritti di opzione) implica ammettere che il valore reale dei titoli è assai inferiore alla chiusura di ieri che valutava i titoli a 33,2 centesimi nonostante una seduta con un calo del 2,6 per cento.
Di certo dare un prezzo così leggero alle azioni dell’internet service provider sardo significa anche, potenzialmente attrarre gli investitori verso l’aumento di capitale: titoli a sconto insomma. Forse però un rapporto di oltre 20 a 1 fra titoli contrattati e titoli sul mercato è davvero eccessivo, tanto da sembrare un favore fatto agli azionisti di riferimento e ai creditori (banche e, per il lungo termine, in primis Intesa Sanpaolo e JP Morgan) che probabilmente sottoscriveranno parte dell’aumento di capitale convertendo parte dei propri crediti.
Dell’aumento di capitale in corso, secondo quanto si apprende da un comunicato della stessa società, 32 milioni di euro sono garantiti da Andalas (di Renato Soru, in foto), 11 milioni dagli azionisti di minoranza di Tiscali UK (divisione britannica recentemente ceduta) e i rimanenti 147 milioni di euro sono invece garantiti dai senior lender, ossia da Intesa e JP Morgan che hanno aperto le linee di credito da 500 milioni di euro per il medio e lungo termine e ne hanno congelato le condizioni di rifinanziamento (standstill in attesa degli accordi di questi giorni). Certo i diritti di opzione riassesteranno i prezzi, ma un’offerta tanto a sconto implica un serio bisogno di capitale.
D’altra parte l’indebitamento finanziario netto del gruppo al 31 marzo scorso ammonta a 629,8 milioni di euro e il patrimonio netto della società, alla stessa data, risulta negativo per 18,6 milioni di euro. Prima del complessivo accordo di ristrutturazione della società e del debito del gruppo le condizioni stesse di sopravvivenza dell’azienda erano in forse con il revisore Ernst & Young che si rifiutava di firmare il bilancio in attesa di certezze sulle manovre di Tiscali (e sulla sua capacità di mantenere la continuità aziendale).
Poi il gruppo è uscito dal mercato britannico cedendo per 255,5 milioni di sterline (oltre 286,8 milioni di euro a inizio aprile, quando la transazione è avvenuta). Tiscali Uk è stata ceduta a Carphone House per necessità dettate dal debito e dal fatto che nel solo primo trimestre la divisione aveva registrato ricavi in calo del 33,6% a 121,3 milioni di euro. Da ricordare anche la cessione di TiNet (Tiscali International Network BV) a BS Private Equity e BS Investimenti Sgr sulla base di un enterprise value di 47 milioni di euro (di cui earn out potenziale di 7 milioni). Insomma il profilo della società è profondamente mutato nel giro di pochi mesi. Soru è tornato a guidare il gruppo. Se la bufera sia alle spalle è però ancora presto per dirlo.