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Intesa fa le sue assicurazioni, ma Generali resta azionista

Pubblicato: 24 giu 2009 da Ferry Boat

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A più di due anni e mezzo dalla nascita di Intesa Sanpaolo l’assetto della banca appare mutabile e incerto. Il gruppo che era stato disegnato in accordo con l’Antitrust, infatti, non esiste ancora e molti cambiamenti hanno modificato il quadro tratteggiato nel 2006.

Ieri i consigli di gestione e di sorveglianza della banca hanno infatti deciso di promuovere la creazione un polo assicurativo unico che riunisca tutta la bancassurance di Intesa Sanpaolo e che, grazie soprattutto all’acquisto del 50% di Intesa Vita da Generali (si parla di una valutazione della quota da 650-700 milioni di euro), dovrebbe portare Intesa sempre più lontana dal Leone di Trieste, almeno dal punto di vista industriale. Non sarebbe più necessario cedere Sud Polo Vita a questo punto e si potrebbe procedere all’integrazione di Eurizon e Intesa Vita in un’ottica concorrenziale a quella di Generali.

L’Antitrust dovrà ora ricalcolare quote di mercato e assetti della nuova compagnia assicurativa di Intesa Sanpaolo, probabilmente però questo non distoglierà la sua attenzione da un altro problema strettamente collegato: quello della procedura di inottemperanza avviata con il “galeotto” patto fra Credit Agricole e Generali sul 10% circa di Intesa Sanpaolo.

Nonostante questa nuova separazione fra le attività assicurative di Intesa e della compagnia triestina, i legami fra i due soggetti appaiono ancora molto stretti, anche se il problema pende più dal lato “francese” del patto.

Quando Intesa è nata, infatti, l’Antitrust ha subito chiesto una soluzione ai forti problemi di concentrazione in diversi settori. La banca aveva proposto di cedere 197 sportelli a terzi laddove la sua presenza superasse i limiti provinciali di quote di mercato imposte dalla legge e aveva anche indicato il Credit Agricole (allora suo azionista con circa il 5,56% del capitale) come possibile acquirente di altre 551 agenzie (Cariparma e Friuladria principalmente). Il progetto era quello di far nascere un gruppo bancario guidato dal Credit Agricole e concorrente di Intesa: per questo motivo l’Authority aveva chiesto ai francesi di scendere “in misura consistente” nel capitale di Intesa Sanpaolo, in modo da garantire i requisiti di terzietà.

La diluizione delle quote dovrebbe avvenire entro la fine di quest’anno, ma i dubbi oggi sorgono dopo che Credit Agricole, dopo essere sceso al 5 per cento, è risalito oltre le quote del 2006 al 5,8% circa e ha anche tentato di legare le partecipazioni a un patto con Generali che lasciava intravedere un progetto di lungo termine. Lo stop dell’Antitrust era dunque inevitabile: allo stato attuale il Leone di Trieste ha presentato due proposte all’Autorithy che le vaglierà entro il prossimo ottobre. Nel frattempo numerosi uomini di Generali continuano a operare in Intesa Sanpaolo grazie alla rappresentanza che spetta loro per via della partecipazione di Generali al capitale della stessa Intesa. Basti ricordare per esempio che Antoine Bernheim, numero uno di Generali, è il vicepresidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo e che Giovanni Perissinotto, amministratore delegato del Leone di Trieste, siede nel consiglio di gestione di Intesa accanto a Enrico Salza e Corrado Passera (in foto).

La separazione industriale potrebbe non bastare insomma, anche perché le muraglie cinesi fra le attività di Generali e quelle di Intesa Sanpaolo sembrano ancora oggi di tendine di carta che l’accordo con il Credit Agricole rischia di spazzare via.

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