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Editoria in crisi: ora tocca a L'Espresso

Pubblicato: 07 lug 2009 da Ferry Boat

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La crisi del settore pubblicitario colpisce con particolare durezza il mondo della carta stampata e costringe grandi e piccoli gruppi editoriali a mettere in campo manovre straordinarie di contenimento dei costi. Lo si è già visto con il gruppo Rcs. Dopo un trimestre chiuso con un rosso da 40,7 milioni di euro, l’editore de Il Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport ha varato una manovra di taglio dei costi da 200 milioni di euro. Secondo quanto riportato dal quotidiano MF, i tagli dell’editore di via Solferino ammonterebbero a 180 posti di lavoro in Spagna (dove Rcs è presente con El Mundo e Marca) e a circa 90 a Il Corriere della Sera.

Fra giornali e televisioni gli esuberi in gruppi di primo piano come Rcs, L’Espresso, La Stampa e Mondadori potrebbero raggiungere le 700 unità: praticamente si tratta di una crisi mai vista e che peserà anche sulla cassa previdenziale dei giornalisti - l’Inpgi - che dovrà affrontare un’ondata di prepensionamenti.

Soltanto nei primi 4 mesi di quest’anno si è registrata una flessione generale degli investimenti pubblicitari del 18 per cento (dati Nielsen) e per la fine del 2009 è previsto un calo complessivo del 12 per cento. Solo nel 2010 sarà possibile registrare una ripresa del comparto e Lorenzo Sassoli de Bianchi ha parlato di incertezza tra le imprese come “nota dominante”.

Gli scossoni si sentono in tutta Italia e Caltagirone Editore ha varato una manovra per il taglio del 25% dei giornalisti e la chiusura della redazione romana de Il Mattino di Napoli. Temendo la perdita d’identità della testata napoletana, il comitato di redazione partenopeo ha consegnato una edizione ironica del Mattino firmata dai Sette Re di Roma. Oltre la satira la situazione, però, rimane drammatica.

Di recente Telecom Italia Media ha ripianato debiti per circa 10 milioni e mezzo di euro della controllata APcom e ceduto per una cifra simbolica questa agenzia al gruppo Abete, già titolare della concorrente Asca. La nuova direzione si sarebbe presentata alla redazione con un piano per il licenziamento di un giornalista su tre (circa 30 su una novantina di redattori) che ha generato le proteste di sindacati e personale. Altri casi da registrare sono quelli dell’agenzia Dire e di Agr (collegata a Rcs) che avrebbe registrato complessivamente una dozzina di esuberi.

Le ultime notizie giungono da un altro grande gruppo editoriale: quello de L’Espresso. Il gruppo che fa riferimento alla famiglia De Benedetti ha segnato, sempre a causa del calo degli investimenti pubblicitari, una perdita da 2,5 milioni di euro nel corso del primo trimestre 2009 e un contemporaneo calo dei ricavi del 18% a quota 215 milioni.

Proprio ieri il consiglio di amministrazione de l’Espresso ha annunciato un piano di interventi per la riduzione dei costi di 140 milioni di euro. Si tratta del 17% circa dei costi registrati nel corso del 2008. Le vendite in crescita spalmate tra le varie testate non riparano dunque l’editore romano dalla crisi: previsto un abbattimento del 22% dei costi industriali registrati nel 2008 con la soppressione di alcune iniziative di distribuzione e la completa riorganizzazione della struttura produttiva. Previste maggiori sinergie tra la Repubblica e le diverse testate locali del gruppo. Gli altri costi redazionali, commerciali e amministrativi dovrebbero consentire un risparmio di circa il 15 per cento. Oggi il quotidiano MF ipotizzava circa 60 tagli al quotidiano la Repubblica, che pure registra costanti successi sul fronte delle vendite. La direzione aziendale avrebbe già illustrato ai comitati di redazione delle testate la Repubblica e L’Espresso gli interventi previsti dal piano sul personale giornalistico.

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