Giornata di vendite per il titolo della Popolare di Milano che subisce la cattiva intonazione dei mercati e i risultati non proprio eccitanti dell’offerta del prestito convertendo Bpm 2009/2013 6,75 per cento. Si tratta di un’emissione potenziale di obbligazioni a conversione obbligatoria da quasi 700 milioni di euro (695.535.200 euro) con warrant associati e cedola al 6,75 per cento. L’operazione si inserisce nel più ampio piano di rafforzamento patrimoniale della banca milanese che prevede, oltre a questa emissione obbligazionaria, la sottoscrizione, da parte del Tesoro di Tremonti bond per 500 milioni di euro e il riacquisto di strumenti ibridi di capitale del valore nominale di 460 milioni di euro.
L’emissione di questo bond convertendo al 2013 non sembra però avere entusiasmato il mercato che, nella prima tranche, ha sottoscritto solo il 31,58% dell’offerta per un controvalore complessivo di circa 219,2 milioni di euro. Il gruppo intende comunque riproporre l’offerta fino al 31 dicembre 2009 “beneficiando dell’eventuale ripresa dei mercati azionari”. Secondo alcuni operatori, oltre a eventuali valutazioni sulla validità o meno di questi strumenti, la complessità stessa di queste obbligazioni strutturate avrebbe allontanato parte dei potenziali investitori.
In effetti si tratta di obbligazioni senior accoppiate a un derivato. Le obbligazioni sono di tipo senior e saranno convertite nel 2013 in titoli Bpm. L’emissione è alla pari (100 euro) e prevede una cedola annua lorda del 6,75 per cento. Per ogni obbligazione sottoscritta sarà assegnato gratuitamente un warrant (”Warrant azioni ordinarie BPM 2009/2013″).
A ogni obbligazione è associata un’opzione call di tipo americano con scadenza al primo giugno 2013 correlata a 16,667 azioni Bpm (ossia il minimo previsto per ogni obbligazione) e prezzo di esercizio da 7 euro e una corrispettiva opzione di vendita implicita put di tipo europeo con scadenza 1 giugno su massime 16,667 azioni a un prezzo di esercizio di 6 euro.
Il prezzo di conversione dei titoli alla scadenza, ossia la valorizzazione delle azioni di Bpm che i bondholders riceveranno in cambio del proprio investimento (al netto delle cedole però), sarà comunque compreso tra i 6 e i 7 euro. In particolare il valore dell’azione considerato nella conversione sarà calcolato sulla base della media aritmetica delle contrattazioni degli ultimi 20 giorni precedenti la data di conversione (nel giugno 2013) al netto delle differenze di prezzo eventuali che dovessero oltrepassare al rialzo o al ribasso il range compreso tra i 6 e i 7 euro durante i 20 giorni considerati. La chiusura di ieri dei titoli Bpm era a 3,98 euro, ma va anche considerato che una ripresa generale dei listini potrebbe portare anche i corsi oltre il range dei 6-7 euro.
Il prospetto spiega che tre sono i principali parametri in base al quale varia il valore dell’obbligazione (che è comunque un titolo illiquido e non contrattato): il prezzo delle azioni Bipiemme in Borsa direttamente proporzionale al valore del componente derivato dell’obbligazione (ossia all’opzione), i tassi di interesse (anch’essi influenti in maniera direttamente proporzionale sul valore dell’obbligazione senior che compone tutta l’obbligazione strutturata) e il merito di credito del gruppo ovviamente anch’esso direttamente proporzionale al valore delle obbligazioni. In generale dunque, se uno di questi fattori dovesse registrare un incremento, ne conseguirebbe un guadagno anche per il valore delle obbligazioni strutturate in questione.
In ogni caso, per una corretta valutazione di questo strumento, sarà necessario inserire quest’operazione nel contesto più ampio della ripatrimonializzazione del gruppo citato all’inizio dell’articolo. Di certo per ora queste obbligazioni strutturare non hanno entusiasmato il mercato.