Banche e case in difficolta', cosa potrebbero fare le borse?

pubblicato: lunedì 13 luglio 2009 da AleOne in: Compratienivendi Fatti del giorno Educational

Dopo un rally durato 15 settimane, dal 6 marzo all’11 giugno per la borsa Usa, i mercati si interrogano sulle possibilità che i listini statunitensi, in particolare quello maggiormente rappresentativo dell’azienda America nel suo complesso, lo S&P500, proseguano al rialzo. L’uscita del dato sulla disoccupazione americana, ai massimi da 26 anni a questa parte, non può non creare forti tensioni sui mercati finanziari. L’aumento del numero dei senza lavoro, la disoccupazione a giugno è salita al 9,5% dal precedente 9,4%, avrà infatti un impatto negativo sulla capacità dell’economia di rimettersi in moto e quindi finirà per prolungare inevitabilmente la recessione che invece in molti si erano affettati a dare, forse troppo prematuramente, per spacciata. Segnali negativi vengono anche dal comparto immobiliare

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: nel secondo trimestre dell’anno le compravendite di appartamenti a New York sono scese del 50% rispetto ad un anno prima, i prezzi sono risultati in calo in media del 18,5% rispetto al 2008. E non si pensi che il fenomeno interessi solo la Grande Mela: il rapporto Standard & Poor’s/Case Shiller, indicatore che tiene sotto osservazione il prezzo medio degli immobili nelle 20 maggiori aree metropolitane statunitensi, è calato su base annuale del 18,12% nel mese di aprile, il ventottesimo ribasso consecutivo (il sedicesimo consecutivo a 2 cifre). Solo l’inizio della stagione delle trimestrali potrebbe presentare delle sorprese in positivo in grado di allontanare i timori (e la voglia di vendere) dei mercati, ma le previsioni non sono incoraggianti: le stime che circolano parlano di un calo in media di circa un terzo degli utili del secondo trimestre per le società che compongono lo S&P500, calo che potrebbe essere seguito da un’altra riduzione del 20% circa nel terzo trimestre per lasciare posto, solo nell’ultimo quarto dell’anno, ad una ripresa significativa. Altri segnali preoccupanti sulla tenuta del trend rialzista in atto da marzo provengono dal comparto bancario. Le banche regionali Usa, quelle che offrono prestiti immobiliari, sono in affanno, in ribasso di circa un quarto dai massimi di maggio (l’indice Phlx Kbw Bank, rappresentativo di 24 banche Usa, calcolato dal Philadelphia Stock Exchange tenendo conto dell’andamento del Keefe, Bruyette & Woods Index, dopo aver toccato un massimo a maggio a quota 43,75 è sceso a giugno a 34,57). Un calo analogo lo hanno subito i titoli del comparto immobiliare (l’indice Phlx Housing ha toccato un massimo a inizio maggio a quota 99,47 per scendere a fine giugno a quota 76,72). Questi due settori, rappresentativi di comparti particolarmente colpiti dalla crisi, hanno dimostrato anche in passato un discreto potere anticipatore rispetto all’andamento del listino generale. A conferma delle capacità dell’indice Phlx Kbw Bank di anticipare i punti di svolta del mercato basti citare il fatto che questo paniere ha fatto registrare un massimo a storico a febbraio 2007, data dopo la quale ha avviato una lunga discesa, 8 mesi prima quindi rispetto ai massimi dello S&p500. Il fatto che banche e costruzioni ripieghino la testa potrebbe essere quindi un indizio importante che anche il resto del listino andrà, a partire dalle prossime settimane, incontro ad una correzione.
L’andamento del grafico dello S&P500 sembra raccogliere le incertezze del mercato: a partire dal primo top fatto segnare a maggio, l’indice ha infatti disegnato un testa spalle ribassista, figura che segna una potenziale inversione del trend al rialzo disegnato dal marzo. La discesa al di sotto di area 880 completa la figura, proiettando un primo obiettivo per il ribasso in area 800 circa, un ulteriore calo quindi del 10% circa dai supporti critici. In analisi grafica è prassi utilizzare l’ampiezza delle configurazioni di inversione, in questo caso l’ampiezza del testa spalle di circa 75 punti, come metro con in quale valutare il potenziale di movimento al completamento della figura. Un target minimo, in questo caso di ribasso, lo si ottiene immaginando che l’indice procederà nella stessa direzione del segnale appena inviato per una ampiezza almeno pari a quella della figura che viene lasciata alle spalle. Il problema è che il target così calcolato non rappresenta necessariamente il punto di arrivo del movimento, ma solo il primo punto a partire dal quale si potrebbero registrare tentativi di interrompere la tendenza di recente attivazione. Nel caso dello S&P500 in area 800 si colloca anche il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo. Ecco quindi che ritorni in quell’area, un ribasso del 15% circa dal top di giugno, non pregiudicherebbe la tenuta della tendenza rialzista vista nel secondo trimestre di quest’anno. Ritracciamenti nell’ordine del 50%, 2/3 al massimo del movimento precedente (nel caso dello S&P500 i 2/3 di ritracciamento sono in area 770) vengono infatti considerati correttivi e possono lasciare spazio, una volta terminati, alla ripresa del trend principale. La violazione del supporto rappresentato dai 2/3 di ritracciamento del rialzo precedente fanno invece temere gravemente per la salute del rialzo stesso. Nel caso in questione quindi il quadro che esce dall’analisi del grafico è che un ribasso di un ulteriore 10/15% dai supporti critici di area 880 è probabile ma che, se limitato a quei livelli, non dovrebbe impedire una successiva ripresa dei corsi. Nubi ben più fosche si addenserebbero invece all’orizzonte in caso di ribassi inferiori ad area 770.
Considerazioni molto simili le si possono avanzare osservando il grafico dell’Eurostoxx 50, dove è altrettanto evidente che per lo S&P500 la presenza di un testa spalle ribassista disegnato a partire dal top di inizio maggio. La violazione di 2340 completa la figura, il target del ribasso, tenendo conto dell’ampiezza del testa spalle stesso, si colloca in area 2100, livello compreso tra il 50% ed il 66% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo (supporti rispettivamente in area 2165 e 2030). Ribassi dell’indice europeo fino in area 2100, 2030 al massimo, non andrebbero quindi sottovalutati ma nemmeno guardati con troppa apprensione, in quanto potrebbero ancora rivelarsi una fisiologica correzione del rialzo (ampio, nell’ordine del 50%, è bene non dimenticarlo per mantenere i movimenti nella giusta prospettiva) dai minimi di marzo. Discese sotto area 2030 potrebbero invece introdurre ad una fase ribassista più estesa, destinata nella migliore delle ipotesi a tornare sui minimi di marzo (area 1765 per l’Eurostoxx 50) ma con un elevato rischio di vedere anche superati quei livelli. E per quello che riguarda l’indice Ftse Mib, rappresentante del paniere dei titoli a maggiore capitalizzazione del panorama domestico? In questo caso la figura che sormonta il trend rialzista visto dai minimi di marzo appartiene ad una tipologia diversa, si tratta infatti di un doppio massimo e non di un testa spalle, ma le implicazioni sono le stesse. Il Ftse Mib ha toccato infatti quota 20702 l’11 maggio e nuovamente gli stessi livelli (20593 per la precisione) l’11 giugno, scendendo poi il 22 giugno al di sotto del minimo intermedio rispetto ai picchi di maggio e giugno, supporto a quota 18752. La violazione della base del doppio massimo ha completato la figura che prospetta il raggiungimento di area 16850 almeno. Ritorni su quei livelli sono il male minore nel quale indice potrebbe incorrere: il 50% di ritracciamento del rialzo dal minimo di marzo si pone infatti a 16500, mentre a 15030 circa si colloca la base di un evidente gap rialzista lasciato dai prezzi il 23 marzo. Discese fino a ricoprire questo gap potrebbero lasciare comunque ancora aperta la porta, come nei due casi precedenti, ad una successiva ripresa del rialzo. Sotto area 15000 sarebbe invece prudente iniziare a dare per scontato un nuovo, esteso, periodo di ribasso, da affrontare con i portafogli azionari ridotti ai minimi termini.

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