
Il caso del Credit Agricole e di Generali continua ad appassionare il mercato e Il Sole 24 Ore ha ampiamente esposto le posizioni della banca francese facilmente sintetizzabili in un non siamo tenuti a vendere le nostre quote di Intesa e per ora non lo faremo (perché questo comporterebbe delle minusvalenze notevoli).
L’Antitrust, nel frattempo, ha avviato una procedura di inottemperanza e sicuramente riceverà altri fascicoli dalle banche interessate. Il problema è che questa cosa potrebbe generare una multa tra i 500 e i 5 miliardi di euro, ossia tra l’1 e il 10% del fatturato di Intesa Sanpaolo, la quale, ovviamente, non vuole pagare le minusvalenze generate dalle manovre della sua azionista francese. Insomma la mancata uscita del Credit Agricole da Intesa Sanpaolo rischia di costare alla banca italiana invece che a quella francese e questo ovviamente non piace a molti.
Almeno così sembra pensare la Compagnia di Sanpaolo, l’ala torinese del gruppo che ha già detto che valuterà eventuali azioni legali contro il Credit Agricole, se questa sanzione dovesse danneggiare il proprio investimento.
Il contrasto ha spinto come noto gli stessi torinesi a investire in Intesa diverse centinaia di milioni per non essere messi in secondo piano dal patto tra Generali e Credit Agricole. Prima di ottobre è difficile che si sappia qualcosa di preciso e comunque appare tutti chiaro che il Credit Agricole non vuole valutare la propria partecipazione ai valori di mercato.
Nuove minusvalenze potrebbero spuntare quest’anno se la banca presieduta da René Carron dovesse contabilizzare la partecipazione del 5,49% in Intesa Sanpaolo come non strategica (gli Ias 39 ne impongono la valutazione a prezzi di mercato ovviamente influenzati ancora dal crollo delle borse dell’ultimo anno e mezzo).
Allora cosa fare? Un patto di sindacato con Generali (anch’essa come noto in molti casi filo-francese) potrebbe fare considerare la partecipazione come strategica e quindi evitare il suo aggiornamento ai corsi attuali.
Questo però ovviamente cambierebbe totalmente il disegno della fusione di Intesa Sanpaolo che prevedeva la cessione di due sue banche al gruppo francese insieme a vari sportelli, ma anche la sua uscita dalla compagine azionaria di Intesa per motivi di Antitrust. Insomma il Credit Agricole doveva andare da solo e invece è rimasto fra i principali azionisti di Intesa.
Sicuramente col tempo il mercato potrebbe riprendersi e la quota in Intesa rivalutarsi. Il valore di libro della partecipazione del Credit Agricole in Intesa era di 3,53 miliardi nel 2007 e di 1,65 miliardi circa nel 2007, ai prezzi di ieri il 5,49% circa di Intesa vale circa 1,62 miliardi di euro.
Se, però, l’accordo con Generali passasse, il gruppo francese potrebbe non dover fare nuove sottrazioni o almeno guadagnare tempo. Di certo, però, l’Antitrust non ci farebbe una bella figura e con il tempo neanche il mercato italiano. Ve lo immaginate? Gente che va in uno sportello di Cariparma o di Intesa o di Friuladria o di qualche altra controllata e non sa che alla fine una parte dei soldi che spende va sempre alle stesse persone. Senza considerare che ovviamente la concorrenza fra i vari sportelli non avrebbe più senso. Che l’Agricole abbia imparato troppo bene l’italiano?
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