
Il cane a sei zampe appare oggi un po’ azzoppato da dati non proprio esaltanti e cede in Borsa il 6% circa. Certo gli utili del gruppo hanno perso il 75,8% e sono precipitati così a quota 832 milioni di euro. Due cifre però rendono bene tutto quanto: nel secondo trimestre del 2008 il Brent valeva in media 121,38 dollari, nel secondo trimestre del 2009 il prezzo medio del petrolio europeo era invece di 58,79 dollari al barile. Cosa ci si poteva aspettare se non un crollo della redditività? La conseguente decisione di tagliare l’acconto del dividendo semestrale da 65 a 50 centesimi non ha certo incoraggiato il mercato.
D’altra parte il panorama è confermato da tutte le maggiori compagnie petrolifere che hanno pubblicato i risultati del trimestre negli ultimi tempi. Gli utili di Exxon sono crollati nel trimestre del 66% rispetto al dato del 2008, quelli di BP sono passati dai 9,47 miliardi di dollari del secondo trimestre del 2008 ai 4,42 miliardi dello scorso 30 giugno. In caduta libera anche gli utili del colosso francese Total che cedono il 54% sul secondo trimestre del 2008 e si portano a 1,7 miliardi di euro (2,3 miliardi di dollari, -60%).
Ci sono però anche fattori specifici che hanno influenzato l’andamento di Eni come l’incremento nel trimestre (2009/2008) dell’incidenza delle imposte (tax rate) dal 40,5 al 57,2 per cento.
Di segno diverso anche gli impatti di alcuni delle più grandi manovre della società. Da ricordare il raddoppio della capacità di trasporto di South Stream (la condotta del gas che unisce il Medio Oriente e la Russia all’Europa) che, come la recente acquisizione di Distrigas, rappresenta un investimento destinato a ripagarsi nel tempo, ma per ora di impatto sul bilancio. I nuovi accordi quadro in Egitto, le operazioni in Russia sono altre novità di questo trimestre.
Da ricordare la cessione per 4,5 miliardi di euro di Italgas e Stogit a Snam Rete Gas che ha contribuito a portare liquidità in cassa.
Quanto alla situazione patrimoniale va evidenziato che al 30 giugno 2009 il gruppo ha un debito finanziario netto da 18,35 miliardi di euro e un patrimonio che supera i 50 miliardi: lo stato patrimoniale della società è insomma più che solido.
Purtroppo l’andamento delle materie prime e il calo della domanda registrati sui mercati non sono altrettanto robusti. D’altra parte 121 dollari per ogni barile di petrolio erano davvero troppi, in fondo anche l’Opec si accontenterebbe di un prezzo intorno ai 70 dollari.