Cambia il vento sui mercati. Borse su, potrebbe essere solo l'inizio

pubblicato: lunedì 10 agosto 2009 da AleOne in: Commodities Compratienivendi Fatti del giorno Educational

I dati sul Pil statunitense del secondo trimestre 2009 sono risultati molto graditi ai mercati finanziari: in base a quanto comunicato dal dipartimento del Commercio infatti la contrazione nel periodo rispetto al precedente è stata solamente dell’1% a fronte di attese di un calo dell’1,5%. Se da un lato è vero che si è trattato del quarto calo consecutivo, un evento che non si realizzava dall’inizio della rilevazione della serie nel 1947, dall’altro è invece evidente il rallentamento del tasso di contrazione, che nei primi tre mesi dell’anno era stato del 6,4% (rivisto dalla precedente rilevazione di -5,5%). La lotta alla recessione sembra quindi funzionare. Il presidente Obama ha recentemente evidenziato la stabilizzazione del sistema bancario e creditizio, segnale che prospetta una ripresa, anche se inizialmente potrebbe essere lenta, dell’economia.

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Il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner ha confermato di vedere segnali di miglioramento dell’economia. Ed ulteriori misure sono allo studio, come l’estensione dei sussidi alla disoccupazione per tamponare il fenomeno dell’aumento dei disoccupati che probabilmente continuerà ancora per qualche tempo, prima che si inneschino meccanismi virtuosi di trasmissione tra la ripresa ed il mondo del lavoro. Addirittura l’ex presidente della Fed, Alan Greenspan, conosciuto per i suoi giudizi spesso impietosi, ha recentemente commentato che la fine della recessione è vicina. Secondo Greenspan il sistema finanziario non è più a rischio di un collasso e la ritrovata fiducia avrà un impatto positivo anche sui consumi nonostante il probabile aumento, almeno nel breve, della disoccupazione. Il consigliere economico della casa Bianca Lawrence Summers, ritiene “molto probabile” che l’economia americana possa tornare a crescere nella seconda parte dell’anno: già nel periodo tra luglio e settembre l’andamento del Pil dovrebbe far registrare un’inversione di tendenza. Sui mercati circolano previsioni che parlano di una aumento del Pil dello 0,5% nell’ultimo trimestre del 2009 e dell’1,5% entro il 2010. I listini azionari sembrano credere alle parole di questi commentatori illustri: nel corso dell’ultima ottava l’indice ‘S&P 500 si è portato per la prima volta da novembre sopra quota 1000 punti, il Nasdaq ha fatto registrare lunedì scorso la prima chiusura di seduta sopra i 2.000 punti dall’1 ottobre.

Alla base di questi rialzi i risultati ottenuti dai titoli delle “big bank” americane. Goldman Sachs, Citigroup e JPMorgan Chase dai minimi toccati il 9 marzo, i livelli più bassi dell’ultimo decennio, hanno disegnato un rimbalzo che ha permesso di archiviare guadagni compresi tra il 100% ed il 200%. E non si è trattato solo di rimbalzi tecnici: i bilanci mostrano che queste tre banche da sole nel primo trimestre 2009 hanno accumulato guadagni nell’ordine degli 80 miliardi di dollari, ottenuti in larga misura grazie all’aumento delle commissioni. E’ evidente che se le previsioni di una ripresa dell’economia dovessero dimostrarsi azzeccate i conti ne trarrebbero ulteriore beneficio, insomma, il rialzo dei bancari potrebbe essere solo l’inizio. E si tratterebbe di un rialzo emblematico, capace di iniettare ulteriore fiducia nei mercati, dal momento che proprio il comparto delle banche si è dimostrato il più fragile nel momento dello scoppio della crisi. L’altro settore in crisi, quello immobiliare, mostra allo stesso modo segnali di ripresa: negli Stati Uniti la spesa per costruzioni è salita nel mese di giugno dello 0,3% a fronte di attese di un calo dello 0,5%, le vendite di case con contratti in corso hanno registrato a giugno una variazione positiva del 3.6%, archiviando il quinto rialzo consecutivo.

La crescita dei listini inizia ad avere qualche solida base sulla quale poggiare che non sia una generica speranza di aver attraversato la parte più profonda del guado. A conferma del cresciuto appetito al rischio da parte degli investitori si possono citare anche le flessioni del dollaro e dei titoli di Stato Usa e l’apprezzarsi delle materie prime. Il cambio dollaro euro proprio nella prima seduta del mese di agosto ha superato con forza la resistenza di area 1,4350, top di inizio giugno. Se le quotazioni si lasciassero alle spalle anche quota 1,4650, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal top di luglio, il cambio euro dollaro potrebbe tornare a puntare verso i massimi della scorsa estate a 1,60. Segnali di un rafforzamento evidente della moneta Usa verrebbero solo al di sotto di area 1,3750: in quel caso diverrebbe probabile una nuova fase di rafforzamento del dollaro alla quale difficilmente potrebbe corrispondere il proseguimento del rialzo degli indici azionari.

Anche l’indice Crb delle commodities ha inaugurato il mese di agosto con un potente rialzo, facendo archiviare la seduta dello scorso lunedì su livelli che non si vedevano dal 6 novembre 2008. Il trend rialzista del paniere delle merci ha la stessa origine di quello dei mercati azionari, ovvero il mese di marzo, ed una sua evoluzione positiva sarebbe sicuramente di buon auspicio anche per le azioni. Il superamento di area 270, primo dei ritracciamenti di Fibonacci rispetto al top del Crb della scorsa estate andrebbe salutato quindi con favore non solo da chi opera sul mercato delle commodities (le prospettive sono in quel caso per un ulteriore apprezzamento dell’indice nell’ordine del 10% circa) ma anche dagli investitori in azioni. Ma quali sono le possibilità che i recenti segnali inviati dai principali indici Usa, che si sa, con il loro andamento fanno da guida anche agli altri panieri principali, si dimostrino duraturi?

Nel caso dello S&P500 non è stato tanto il superamento di area 1000, che ha più che altro una valenza psicologica, quanto quello dei 950 punti avvenuto nella seconda metà del mese di luglio a fare capire che il trend rialzista in atto dai minimi di marzo faceva sul serio. Su quei livelli si collocano infatti i massimi di gennaio e giugno ed il primo dei ritracciamenti di Fibonacci calcolati per il ribasso dal top di maggio 2008. La rottura di area 950 ha sbloccato una fase di incertezza che durava da un paio di mesi e che avrebbe anche potuto evolvere nel senso del ribasso. Area 950 dovrebbe fornire ora un solido supporto in caso di flessioni, con l’indice che nelle prossime settimane dovrebbe riuscire a mettere alla prova la resistenza di area 1050, altro ostacolo graficamente rilevante al cui superamento il target si sposterebbe a 1150 circa. Altrettanto convincente il contesto grafico all’interno del quale si muove il trend rialzista del Nasdaq: le quotazioni hanno superato già da alcune sedute l’ostacolo dei 1900 punti, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di maggio 2008, ricoprendo successivamente il gap ribassista del 6 ottobre scorso con limite superiore a 1947. Il rialzo dell’indice tecnologico è supportato da un evidente doppio minimo, figura disegnata tra novembre e marzo in area 1300, e potrebbe proseguire, in caso di rottura anche dell’ostacolo di quota 2050, fino a tentare la ricopertura di un altro gap ribassista, questo lasciato il 23 settembre, resistenza a 2220.

E non solo sugli States soffia il vento della ripresa. L’indice dei direttori degli acquisti cinesi messo a punto da Clsa è salito infatti a luglio per il quarto mese consecutivo sui massimi dell’anno. La rilevazione è stata di 52,8, al di sopra quindi della soglia di 50 che separa crescita e contrazione per il settore manifatturiero. L’indice Shenzhen è salito ad inizio agosto al di sopra dei massimi di fine luglio (che a loro volta rappresentavano il picco più alto toccato dal 6 giugno 2008) arrivando ad un passo dalla resistenza critica dei 580 punti. Il superamento di questa soglia confermerebbe la buona salute del trend rialzista in atto dai minimi di ottobre 2008, tendenza che inizierebbe ad inquadrare nel mirino i massimi storici del 2007 di area 800. Il gigante cinese sembra ripartito quindi alla grande, almeno da un punto di vista borsistico (ma si sa, la borsa anticipa quello che poi accade nell’economia reale), un ulteriore punto a favore della ripresa anche dei listini nostrani.

Del resto l’Eurostoxx 50, dopo la fase laterale disegnata tra inizio maggio e metà luglio, evidenzia ora un andamento grafico rialzista, con le quotazioni salite con forza oltre il picco di inizio giugno, ora supporto in caso di flessioni a 2550 circa. Per il momento le quotazioni sono ancora al di sotto della resistenza critica dei 2850 punti, primo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal top del 2007, tuttavia se nelle prossime settimane questo ostacolo dovesse essere lasciato alle spalle anche per i listini europei verrebbe confermata l’esistenza di una tendenza positiva duratura che anche gli investitori più prudenti e più inclini a valutare il risultato delle proprie scelte nel lungo termine potrebbero pensare di cavalcare.

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