L'economia riparte, oro, argento e platino sono da comprare?

pubblicato: lunedì 24 agosto 2009 da AleOne

Nel corso delle ultime settimane è stato possibile osservare alcuni fenomeni interessanti sui mercati finanziari. Il 12 agosto la Federale Reserve, la banca centrale Usa, ha deciso all’unanimità di lasciare i tassi di interesse invariati sui livelli compresi in una forchetta fra lo 0% e lo 0,25%, ovvero i minimi di sempre. La banca centrale statunitense ha inoltre ribadito la sua intenzione di mantenere i tassi di interesse bassi ancora per un “considerevole periodo di tempo”.

Questo nonostante le condizioni economiche del paese stiano migliorando, come testimoniano i recenti dati sul Pil, sceso nel secondo trimestre meno delle attese (ma pur sempre sceso dell’1%) e sul mercato del lavoro, con il calo degli occupati a luglio risultato inferiore alle stime ed in miglioramento rispetto a giugno (ma pur sempre un calo di 247 mila unità). Le scelte di politica monetaria della Federal Reserve, anche guardandole in prospettiva, sembrano del tutto congrue con il quadro congiunturale: l’economia ha ancora bisogno di ossigeno per riuscire a recuperare il sentiero della crescita ed al contempo l’inflazione non sembra rappresentare un problema. A luglio la crescita dei prezzi al consumo è risultata infatti invariata rispetto al mese di giugno, quando era stata dello 0,7%, mentre su base annua è stato registrato un calo de 2,1%, il maggiore dal 1950. Nonostante la condizione dimessa dell’inflazione il prezzo dell’oro, dell’argento e del platino nel corso delle ultime settimane ha continuato a crescere, almeno se considerato in dollari (il prezzo dell’oro in euro è stabile da circa 4 mesi in area 660 euro l’oncia).

Le ragioni di questo comportamento a prima vista anomalo (la teoria economica ci insegna che in una fase di deflazione il prezzo dei preziosi dovrebbe ridimensionarsi e non aumentare) sono molteplici. In cima alla lista c’è da elencare con buona probabilità la debolezza del dollaro, che dai minimi di marzo a 1,2450 circa è scivolato contro euro in area 1,4450. La seconda ragione è che per molti osservatori dei mercati finanziari i prezzi al consumo, nonostante i dati e le rassicurazioni della Fed, potrebbero tornare, e presto, a correre. Alla base di questa idea si colloca il fatto che le banche centrali hanno dovuto fornire una eccezionale liquidità al sistema finanziario per evitarne il collasso.

Fintanto che l’economia arretra ed i consumi rimangono bassi l’eccesso di liquidità non si trasforma in crescita dei prezzi, tuttavia, quando l’economia riparte, e come detto indizi che la ripresa non è più lontanissima ve ne sono, gli effetti inflativi delle misure straordinarie adottate dalla banche centrali non esiteranno a farsi sentire. Ecco quindi che comprare oro può divenire una forma di difesa contro il rischio di ripresa dell’inflazione. A sostenere il prezzo dell’oro potrebbe essere poi anche l’enorme quantità di riserve valutarie detenute dagli istituti centrali asiatici: la sola Cina ne ha per circa 1000 miliardi di dollari.

In una congiuntura che vede il biglietto verde indebolirsi contro le principali monete l’acquisto di oro da parte delle banche nazionali è una valida strategia di diversificazione. La stessa Bce poi recentemente ha ribadito l’importanza dell’oro per le riserve monetarie globali. Il rinnovo del “Central Bank Gold Agreement”, un accordo della durata di cinque anni che disciplina la vendita del metallo giallo da parte di 19 banche centrali nazionali, inclusa la stessa Bce, va in questa direzione prevedendo la riduzione a 400 tonnellate dalle precedenti 500 come tetto massimo di oro vendibile per ciascun anno dei 5 anni dell’accordo. Se è probabile che nel medio termine il prezzo dell’oro possa salire, dei dubbi ci possono essere sui tempi del rialzo: l’uscita di dati macro che dipingono un miglioramento della congiuntura non deve trarre in inganno, per il momento, almeno per gli Usa, si tratta infatti di un rallentamento del peggioramento e non di una vera e propria ripresa.

Questa fase di “limbo” potrebbe durare ancora molti mesi (del resto la maggior parte delle previsioni degli organismi ufficiali non parla di una debole crescita se non nel 2010), ed il prezzo dell’oro e dei preziosi in generale potrebbe di conseguenza continuare ad oscillare intorno ai valori attuali ancora per un po’. Tanto più che il dollaro sembra in questa porzione centrale dell’estate intenzionato a correggere almeno una parte di quanto ceduto negli ultimi mesi, con un movimento che potrebbe portarlo fino in area 1,35 a testare dall’alto la media mobile a 200 sedute. Lo studio del grafico dell’oro permette tuttavia di individuare una chiara resistenza (per l’oro quotato in dollari) in area 1000.

Prima di comprare (utilizzando uno dei tanti strumenti che ormai sono a disposizione anche del piccolo investitore, come gli Etc, i covered warrant o i certificati) è quindi consigliabile attendere il superamento di questa soglia. Alla rottura di quota 1000 il trend rialzista in atto dai minimi di ottobre 2008 si potrebbe dire ripreso, target in area 1150. Per quello che riguarda l’oro quotato in euro, serie storica forse piu’ interessante per l’investitore nostrano, la resistenza da battere per ricavare un primo segnale positivo, si colloca a 700. Superando questa soglia i prezzi completerebbero il potenziale doppio minimo disegnato tra aprile e luglio in area 650 e potrebbero mettere nel mirino prima area 750 poi i massimi di febbraio a 785 circa. In alternativa posizioni al rialzo potrebbero essere avviate in caso di movimenti nella parte bassa del trading range disegnato nell’ultimo semestre, in area 870. Nel momento in cui l’economia reale darà a livello globale segnali di ripresa diventerà interessante anche l’acquisto di platino (o di un paniere di materie prime che lo contenga).

Storicamente il grafico di forza relativa che vede messe in rapporto le serie storiche del platino e dell’oro scende o sale seguendo l’andamento del platino stesso: questo significa che il metallo “bianco” sovraperforma quello “giallo” quando le quotazioni dei due salgono, lo sottoperforma invece quando scendono. Se le attese sono per una fase di apprezzamento dell’oro diventa allora ancora più interessante l’opzione, soprattutto in un contesto di economia in espansione, l’acquisto di platino o strumenti ad esso correlati.

Considerazioni analoghe si possono fare anche per l’argento, che come il platino tende a sovraperformare l’oro nelle fase di prezzi crescenti. Nel caso dell’argento la resistenza critica oltre la quale il quadro evolverebbe con decisione al bello si colloca in area 16,50 dollari ed a 11,50 nel caso della serie storica espressa in euro. Al superamento di queste soglie vi sarebbe un ulteriore spazio di apprezzamento del 18/20% in euro e del 28/30% in dollari.

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