
La Cndc, l’Antitrust argentina, ha imposto a Telecom Italia la cessione delle sue quote indirette in Telecom Argentina. Si tratta di una decisione che non giunge inattesa ma che comunque è destinata a imprimere una forte accelerazione al dossier argentino della società guidata da Franco Bernabè.
Già lo stesso management nei mesi scorsi aveva ipotizzato la cessione delle proprie quote in Argentina in caso di offerte ritenute eque. Di fatto l’ingresso della spagnola Telefonica nel capitale di Telco (la holding che controlla il 23% di Telecom Italia) ha generato l’ennesimo effetto dirompente sul mercato sudamericano. Non basterà infatti all’autorità presieduta da Ricardo Alberto Napolitani il congelamento dei diritti di voto in Telecom Argentina da parte della società italiana: si rende necessaria una cessione.
Una vendita per la quale già diversi soggetti hanno mostrato un certo interesse. Si parla infatti da tempo di una cordata degli imprenditori Eduardo Eurnekian ed Ernesto Gutierrez oppure di un’offerta di Carlos Slim, importante finanziere messicano patron di Telmex. Sarebbe interessato a un intervento, secondo il quotidiano argentino La Nacion, anche l’imprenditore Alfredo Roman.
A questi nomi, che nei mesi scorsi sono rimbalzati sulla stampa locale e internazionale, si aggiunge ovviamente anche quello della famiglia Werthein, il principale socio di Telecom Italia in Telecom Argentina.
In particolare è utile ricordare che, sempre secondo indiscrezioni non confermate della stampa straniera, Telecom Italia sarebbe interessata a ottenere non meno di 300 milioni di dollari dai propri asset che consistono nel 50% di Sofora, società che controlla a sua volta, tramite Nortel, la maggioranza delle quote di Telecom Argentina.
Insomma a questo punto c’è solo da sperare che Credit Suisse, il consulente ingaggiato da Telecom Italia per la valutazione di una eventuale cessione, abbia portato materiale a sufficienza per procedere con questa operazione forzosa.
Telecom Italia non ha ancora espresso una posizione in merito alle decisioni del Cndc, ma potrebbe forse fare ricorso, anche se la partita sembra a questo punto assai difficile e le pressioni politiche per un suo disimpegno difficilmente arginabili.
Allo stesso tempo c’è da sperare che le decisioni argentine non rafforzino anche le altre contese con le autorità che vigilano sul mercato sudamericano anche in altri paesi. Come noto infatti il conflitto di interessi con Telefonica coinvolge diverse nazioni. C’è solo da sperare che i danni provocati dal nuovo azionista non diventino davvero eccessivi.
Forse, ora che i corsi azionari sono in recupero, diviene ipotizzabile l’ingresso di nuovi soci e magari una cessione delle quote di Telefonica in Telecom. Per gli spagnoli ciò comporterebbe ancora una minusvalenza notevole (o un investimento eccessivo per un eventuale cavaliere bianco), ma, oggi come un anno fa, il nuovo socio impone di fatto una limitazione degli orizzonti della nostra più grande società di telecomunicazioni. C’è sempre di più da chiedersi come d’altra parte, potrebbe avere interesse a favorire una sua crescita.
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