
Al di sopra o al di sotto delle attese gli utili delle banche italiane, a partire dai principali gruppi del Ftse Mib, appaiono in genere dimezzati o quasi. L’utile netto semestrale di Intesa Sanpaolo è passato dai 3,1 miliardi di euro del giugno 2008 ai recenti 1,588 miliardi di euro; i profitti del Banco Popolare sono scesi da 391 a 204 milioni di euro, quelli del Monte dei Paschi da 552,4 a 332,1 milioni di euro. Ubi Banca ha registrato un calo dell’utile netto contabile del 75,7% a 125,9 milioni di euro. Durante la prima metà del 2008 Unicredit aveva realizzato profitti per 2,97 miliardi di euro: al 30 giugno l’utile netto della banca di Piazza Cordusio si attestava a 937 milioni con un calo del 68,5% sul dato di un anno prima.
La crisi in corso, insomma, ha dato un brutto taglio alla redditività delle banche italiane e già da tempo questo si è ripercosso anche sull’economia reale che, nonostante il notevole taglio del costo del denaro operato dalle principali banche centrali del globo, ha registrato una crescente penuria di liquidità e un sempre più difficile accesso al credito.
Nonostante il credito italiano si sia dimostrato fra i più solidi del mondo, la nostra struttura economica fatta di piccole e medie imprese rischia di dimostrarsi più fragile di altre. Gli interventi del governo italiano per cercare di arginare la stretta del credito e allo stesso tempo per salvaguardare il sistema produttivo sono stati diversi. Prima sono venuti i Tremonti bond, in pratica un prestito del governo alle banche per finanziare in maniera indiretta tutta l’economia. Almeno in teoria è previsto anche un capillare monitoraggio sul territorio per controllare che questo denaro si trasformi davvero in credito per le imprese e non sia interamente utilizzato dagli istituti per tappare gli inevitabili buchi creatisi con il lungo crollo delle borse e la recessione.
Successivamente sono stati introdotti dei provvedimenti per facilitare gli investimenti produttivi delle aziende con una politica fiscale più favorevole e un accordo promosso dal ministero dell’Economia prevede da qualche settimana un congelamento dei debiti di piccole e medie imprese per circa un anno. Nel frattempo le banche continuano a leccarsi le ferite cercando però di mandare segnali di fiducia al mercato. Intesa ha confermato l’intenzione di tornare alla distribuzione del dividendo, ha migliorato il proprio Core Tier 1 ratio e ha annunciato la cessione di Findomestic a Bnp Paribas: tutte operazioni che spingono a valutare con calma il ricorso ai Tremonti bond sul quale ancora manca una presa di posizione definitiva.
A rafforzare i propri coefficienti patrimoniali ci hanno pensato un po’ tutti. Il Monte dei Paschi di Siena ha portato il Tier 1 dal 5,2 al 5,8% ed entro l’anno darà il via libera ai Tremonti bond. Contemporaneamente la banca senese ha promosso un forte intervento sui costi e ha avviato la revisione del piano industriale. La cessione dei 135 sportelli in esubero imposta dall’Antitrust è ancora al centro di diverse trattative, ma nulla di definitivo è stato messo a punto.
Non troppo diversa la posizione del Banco Popolare che ha dovuto gestire il difficile caso di Italease (per la quale è previsto un aumento di capitale “ingente” al termine dell’opa del Banco) e anche un volatile portafoglio di obbligazioni a tasso fisso che ha scosso un po’ i risultati di mese in mese. Per buona parte di queste banche la buona notizia è nella ripresa della redditività operativa: un segnale importante e positivo che lascia ben sperare per il prossimo futuro. Nessuno però si nasconde ancora le difficoltà destinate a proseguire nel 2009 con fallimenti di aziende e recessione economica. Adesso la palla passa alle imprese che avranno bisogno di liquidità e fiducia per arrivare alla ripresa: l’impegno delle banche in questo senso è stato formalizzato.
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