Anche i più timorosi probabilmente a questo punto si stanno convertendo: la borsa Usa dai minimi di marzo è salita di circa il 60% scommettendo in anticipo sulla ripresa dell’economia, e proprio quando la stagionalità ed i volumi sottili congiuravano per avviare una fase correttiva, in soccorso dei listini è intervenuto il capo della Federal Reserve che ha dichiarato durante il simposio annuale della Fed di Kansas City che la congiuntura è in fase di ripresa. Non si tratta, secondo Bernanke, di rallentamento del peggioramento, ma di vera e propria ripresa, così come le borse scommettono ormai da alcuni mesi. Nel terzo trimestre infatti l’economia Usa dovrebbe tornare a crescere del 2,2% su base annua. Le parole del governatore della Fed non sono una generica dichiarazione di ottimismo: il sentiment di chi vive all’interno del sistema economico sta cambiando su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Lo Zew tedesco di agosto, indicatore di sentiment fornito dallo Zew Institute, è salito oltre le attese a 56,1 punti dai precedenti 39,5, il “leading indicator” americano di luglio, strumento che prevede il trend economico a sei-nove mesi, ha fatto registrare il quarto rialzo consecutivo mostrando una riduzione della recessione, la fiducia dei consumatori statunitensi di agosto è salita oltre quota 50, raggiungendo 54,1 e la stima flash sull’indice Pmi composito dei responsabili degli acquisti di agosto per la zona euro è salito a quota 50, massimi degli ultimi 15 mesi. Il mercato immobiliare poi, spina nel fianco per l’economia ed origine di tutti i mali che hanno funestato i mercati finanziari negli ultimi due anni, sembra aver invertito la rotta. Le vendite di case esistenti sono salite negli Usa a luglio ai livelli massimi da agosto 2007 facendo registrare il quarto incremento consecutivo. L’aumento, del 7,2% a 5,24 milioni di unità vendute, è il più elevato dal 1999.
L’indice Standard&Poor’s Case-Shiller è salito a giugno a 141,8 dal precedente 139,9 facendo segnare la maggiore variazione mensile degli ultimi 9 anni. Questo indice mostra l’andamento dei prezzi delle case nelle 20 principali metropoli degli Stati Uniti ed il suo aumento lascia ben sperare per una inversione di tendenza anche nel trend del valore degli immobili, elemento essenziale per dare maggiore tranquillità al consumatore americano. E’ emerso inoltre di recente un altro dato interessante che incita gli operatori a comprare azioni: un ente di ricerca governativo, lo State information centre, stima il Pil della Cina in rialzo dell’8,5% nel terzo trimestre dell’anno, un ulteriore miglioramento rispetto al +7,9 del secondo.
Qualsiasi notizia che dipinga una ripresa cinese in accelerazione non può che galvanizzare i mercati, consapevoli ormai dell’importanza che il gigante asiatico ha nelle dinamiche dell’economia globale (la Cina è la terza economia mondiale, ha superato il Pil tedesco e con questi tassi di crescita si appresta a superare quello giapponese nel giro di pochi anni). Certo, lo stesso Bernanke avverte che la ripresa all’inizio sarà lenta e che anche se probabilmente è stato evitato il peggio grazie agli interventi straordinari di banche centrali e governi, “difficili sfide ancora ci attendono”. La prudenza non è mai troppa e Trichet, presidente della Bce, commentando le parole del collega statunitense, si è dichiarato un po’ più incerto, anche se “germogli verdi” si vedono sia negli Usa sia in Europa. Più decisionista invece il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria, che prevede una revisione al rialzo delle stime sulla crescita economica dei 30 principali paesi industrializzati.
Certo, quel 60% di rialzo in pochi mesi messo a segno dallo S&P500 è un risultato che può fare sorgere dei timori sulla possibilità che l’ascesa continui anche nell’immediato futuro, almeno fino a che non vi saranno segnali inequivocabili di ripresa dell’economia a livello globale, e non a macchia di leopardo come sta accadendo adesso, e segnali di miglioramento da parte del mercato del lavoro, tuttavia i grafici sembrano poter tranquillizzare gli investitori. Lo S&P500 ha infatti infranto il 21 agosto, con una accelerazione rialzista evidente di prezzi e volumi (sopra la media mensile, un evento abbastanza raro per il mese di agosto) la resistenza dei 1010/15 punti, primo dei ritracciamenti di Fibonacci significativi relativi al ribasso dal top del 2007. In analisi grafica si ipotizza che ogni tendenza proceda per impulsi e correzioni. Dopo una fase di tendenza, al rialzo o al ribasso, si sviluppa una reazione che ne ripercorre, ne ritraccia una porzione prima che la tendenza originaria riprenda. L’osservazione empirica ha dimostrato che spesso questi movimenti di reazione interessano aree di prezzo coincidenti con i valori derivati dalla serie numerica di Fibonacci.
Gli analisti grafici utilizzano i ritracciamenti derivati dalla serie di Fibonacci (il primo, il 23,6%, è relativamente troppo vicino all’origine del rimbalzo per essere significativo, quindi l’attenzione viene concentrata sul successivo, il 38,2%) come una sorta di percorso a tappe: il superamento di ogni ostacolo apre la porta al raggiungimento del successivo. Al superamento del 38,2% il target della correzione si sposta al 50%, che nel caso dello S&P500 si colloca a 1120 punti circa, oltre il 50% entra in gioco il 61,8%, per lo S&P500 posto in area 1230. In caso i prezzi riescano a ritracciare più del 60% circa (per semplicità si parla di 1/3) del movimento precedente è possibile iniziare ad ipotizzare che quella reazione non sia solo una correzione ma una vera e propria inversione di tendenza.
Contestualizzando la teoria nel caso del grafico dello S&P500 è possibile affermare che per il momento il rimbalzo visto dai minimi di marzo, che ha ritracciato il 40% circa del ribasso dai massimi del 2007, è solo una correzione del trend ribassista precedente che quindi è ancora in corso. Il fatto che sia stato superato il 38,2% di ritracciamento depone tuttavia in favore del proseguimento del rialzo fino in area 1120 almeno, un movimento che in base all’attuale tasso di crescita potrebbe impiegare ancora almeno fino a fine ottobre per completarsi. Se poi i prezzi dovessero superare anche area 1120 sarebbe possibile immaginare il proseguimento del rally rialzista fino a fine anno con obiettivi in area 1230, ma soprattutto sarebbe possibile iniziare a guardare la fase crescente in atto da marzo come una vera e propria tendenza e non più come una correzione del ribasso dal top del 2007. Uno sguardo al grafico del Nasdaq Composite sembra confermare quanto ipotizzato per lo S&P500. Il Nasdaq ha testato una prima volta con precisione estrema a giugno il 38,2% di ritracciamento del ribasso dai massimi dell’ottobre 2007 superando poi questa resistenza, a 1880, a metà luglio.
Il proseguimento del rialzo ha portato i prezzi quasi a contatto con il ritracciamento successivo, il 50%, a 2070. La rottura di 2070 sarebbe un segnale di buon auspicio anche per tutti gli altri indici: il Nasdaq, paniere composto da titoli mediamente più aggressivi rispetto a quelli dello S&P500, tende ad anticipare l’andamento della tendenza degli altri indici, ovviamente nel bene e nel male. Per l’indice tecnologico, oltre 2070, target in area 2270, obiettivo che potrebbe essere colpito già prima della fine dell’anno. Sarebbero invece discese sotto i 1900 punti a rendere problematico il mantenimento di una prospettiva rialzista: con la violazione di quei livelli si aprirebbe infatti la porta non solo al rischio di ricopertura del gap rialzista del 15 luglio con base a 1800 (un analogo gap, anche se meno evidente, esiste anche sul grafico dello S&P500, a quota 905), ma anche a movimenti fino in area 1750.
Una volta tornati su quei livelli i prezzi dovrebbero trovare nuovamente una motivazione forte per recuperare e superare i 2000 punti. Spostando lo sguardo sul domestico Ftse Mib è possibile constatare come la borsa di casa nostra sia molto attardata nella ampiezza del recupero rispetto a quella Usa. Il 38% di ritracciamento rispetto al ribasso dal top del 2007 è infatti una resistenza ancora lontana, a quota 24650 circa. L’indice dovrà quindi lavorare ancora non poco anche solo per approdare a quella soglia. Segnali positivi ve ne sono comunque già stati, come il superamento delle medie mobili a 100 e 200 sedute, avvenuto tra aprile e luglio, e la rottura della linea di tendenza tracciata dai massimi del maggio 2008. Se gli indici statunitensi continueranno a percorrere il sentiero in salita che è stato per loro ipotizzato non ci sono dubbi che anche la borsa domestica saprà mantenersi su di un percorso virtuoso, anche se forse meno rilevante in termini di strada percorsa. E fintanto che il supporto di area 20000 rimarrà intatto l’investitore nostrano potrà anche sfruttare eventuali momenti di incertezza o ripiegamento per fare nuova provvista, stando tuttavia attento a leggere anche da parte della borsa di oltreoceano eventuali segnali di debolezza.
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