Potrebbe essere questione di ore e Stefano Ricucci non sarà più titolare del pacchetto Rcs. Ieri sera il consiglio di amministrazione della Banca Popolare Italiana ha deliberato di escutere il pegno costituito dalle holding Magiste e Garlsson su 103 milioni di azioni Rizzoli Corriere della Sera, a garanzia di un finanziamento originario di quasi 800 milioni di euro.
Per rientrare dall’esposizione nei confronti dell’immobiliarista romano il consiglio di amministrazione dell’istituto lodigiano ha dato mandato all’amministratore delegato di procedere alla vendita delle azioni, prevedendo però che la stessa Banca Popolare Italiana possa acquistare le azioni Rcs, per assicurare che le condizioni di realizzo non siano eccessivamente penalizzanti.
Sembra così tramontare definitivamente il sogno dell’odontotecnico di Zagarolo per l’ingresso nel club dei potenti d’Italia.
Nei giorni scorsi indiscrezioni di mercato avevano ipotizzato l’ingresso dei Benetton nell’azionario di Rcs ma non tutti i soci del patto, che blinda il controlo del gruppo editoriale milanese, erano d’accordo. Le prossime ore saranno pertanto fondamentali per capire la nuova struttura azionaria di Rcs, che nel frattempo a Piazza Affari cede quasi il 2%.
bruno
24 mar 2006 - 23:13 - #1Non ho capito bene, ma se popolare italiana decide di avvalersi della azioni in pegno, perchè le deve “acquistare” ? non diventano sue di diritto ? Non mi è chiaro.
eusebio
27 mar 2006 - 13:20 - #2Con l’escussione la Bpi monetizza il pegno (le azioni Rcs) a garanzia del finanziamento ed evita che che queste azioni (ancora di proprietà della Magiste) possano entrare in una evenutuale procedura fallimentare e quindi messe sotto sequestro dal trabunale fallimentare.