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Telecom Italia guadagna tempo in Argentina

Pubblicato: 04 set 2009 da Ferry Boat

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Telecom Italia segna un punto in Argentina dopo le cattive notizie dell’ultimo periodo. La Corte d’appello locale (la Camara de apelaciones en lo Civile y Comercial Federal) ha infatti deciso di annullare parzialmente le sfavorevoli decisioni del giudice di prima istanza Enrique Lavie Pico, il quale aveva congelato i diritti di voto dell’italiana in Telecom Argentina in quanto riteneva che sussistesse una posizione dominante del duo Telecom Italia-Telefonica sul mercato argentino.

La “Camara” ha alla fine deciso di bloccare le prossime riunioni del consiglio di amministrazione e dell’assemblea della società nelle quali avrebbero a questo punto potuto deliberare solo i rappresentanti di soci non collegati a Telecom Italia. A Buenos Aires il controllo di Telecom Argentina è attualmente diviso tra la famiglia Werthein e la stessa Telecom Italia che vanta anche un’opzione di riacquisto delle quote dei Werthein non ancora esercitata.

Il timore che Telecom Italia raggiungesse il controllo di Telecom Argentina e che si trasformasse in una controllata di Telefonica (sua socia di rango con il 42% della holding di controllo Telco) creando un gruppo straniero troppo potente da contrastare su quel mercato aveva di fatto spinto la Cndc, l’Autorità antitrust argentina, a imporre la vendita delle partecipazioni di Telecom Italia.

Si era dunque andati ben oltre il congelamento dei diritti di voto e di fatto si era imposto a Telecom una consistente perdita del proprio ruolo nel Paese del tango a causa del suo nuovo socio spagnolo Telefonica.

L’ultima decisione della Camara però lascia in pratica al presidente di Telecom Argentina Enrique Garrido (un uomo di Telecom Italia) l’esclusivo diritto di convocare nel breve periodo il consiglio di amministrazione e l’assemblea ai quali Telecom Italia non potrebbe votare. Si riapre così il dossier e Telecom Italia ha il tempo di predisporre le proprie istanze legali nelle sedi competenti senza che in Telecom Argentina si prendano decisioni rilevanti ai suoi danni in sua assenza.

Con questa decisione la Camara afferma inoltre il proprio diritto a legiferare su questa materia ravvivando un conflitto sulla competenza dei vari organi giudiziari argentini che si è fatto sempre più acceso negli ultimi mesi. Nel mezzo la precaria situazione di Telecom Italia, che già si era detta disposta a vendere dopo il congelamento dei propri diritti di voto, ma a patto di trovare un’offerta adeguata.

Fa parte del piano industriale del gruppo italiano la cessione di asset ai fini di un abbattimento del debito, tuttavia va evidenziato che il ruolo dell’azionista Telefonica, che ha il 42% della holding di controllo di Telecom Italia Telco. Non solo questo ingresso nel capitale dell’italiana ha aperto fronti legali per via delle concentrazioni scaturitene in diversi paesi sudamericani, ma anche in Europa l’intreccio delle due compagnie e delle loro scelte appare notevole. Molti danno per favorita Telefonica nella gara per Hansenet, importante controllata tedesca di Telecom Italia.

Gli italiani vorrebbero vendere Hansenet a 3 miliardi di euro, ma sembra che Telefonica ne offra meno della metà. In Telco agli italiani (Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e la Sintonia dei Benetton) spettano 6 consiglieri di amministrazione e il presidente del cda contro i 4 che spettano a Telefonica: si spera che gli azionisti nazionali riescano a strappare l’offerta migliore dal mercato anche, eventualmente, ai danni dei soci di minoranza (e concorrenti).

Queste dolorose cessioni sono infatti una perdita per la telefonia italiana nel mondo, una sua compressione nel maturo mercato italiano dove Telecom Italia è già il principale operatore e servono esclusivamente a ridurre il debito (peraltro Telecom Italia chiude ancora in utile quindi gestisce ancora il proprio debito anche se quota a sconto rispetto ai competitor internazionali per via della ridotta redditività). Per questo diventa fondamentale il prezzo. Gli accesi interessi sia per gli asset argentini che per quelli tedeschi, d’altra parte, lasciano supporre che l’offerente abbia tutte le opportunità per ottenere un buon risultato. Purché si tratti di procedure realmente competitive.

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