
Riceviamo da Ferry Boat e con piacere pubblichiamo
Unicredit a fine mattinata oscilla in territorio negativo, appesantita dalla flessione che ha improvvisamente colpito i mercati azionari europei. Piazza Cordusio si trova inoltre a dover gestire la difficile questione Italpetroli, la societa’ petrolchimica creata negli anni ‘60 da Franco Sensi, diventata successivamente una holding dove sono confluiti tutti gli asset della famiglia, compresa la quota di controllo di A.S. Roma.
Con l’incorporazione di Capitalia Unicredit ha acquisito debiti pari a quasi 300 milioni di euro da Italpetroli, di cui controlla oggi controlla anche il 49% del capitale. Il rimanente 51% e’ in mano alle sorelle Sensi. Unicredit ha chiesto da tempo il rientro dei debiti e, stando alle ultime indiscrezioni, non avrebbe intenzione di appoggiare un ulteriore riscadenziamento degli stessi.
Rosella Sensi, che dopo la morte del padre ha assunto la guida di Italpetroli, si e’ dunque rivolta a Mediobanca per ottenere assistenza nella ristrutturazione del debito. Ne sarebbe uscito un piano che prevede il pagamento di 150 milioni di euro entro fine anno e altri 200 nella seconda meta’ del 2010.
Il punto di conflitto tra la Sensi e Unicredit e’ A.S. Roma. La squadra capitolina sembra infatti essere l’unico asset per il quale si e’ fatto avanti un compratore veramente interessato, l’imprenditore farmaceutico Francesco Angelini, mentre molto piu’ complicata appare la cessione dei depositi di Civitavecchia e dei terreni di Torrevecchia.
Rosella Sensi non vuole pero’ nemmeno sentir parlare di vendere la Roma. Da qui l’irrigidimento di Unicredit che sta prendendo in considerazione l’ipotesi di svalutazione del 49% di Italpetroli: questa iniziativa avrebbe come conseguenza la svalutazione di tutti gli asset della holding, compresa la squadra di calcio. Secondo alcuni osservatori l’impasse potrebbe esplodere in una battaglia legale.