Quanti tavoli per un'Intesa

pubblicato: giovedì 24 settembre 2009 da riva

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Giornate tattiche per Intesa Sanpaolo che si trova a giocare partite importanti su diversi tavoli. Il dossier più scottante sembra proprio quello di Fideuram, la rete di promotori finanziari da tempo messa tra gli asset pronti per la vendita. Come noto il principale candidato a un acquisto dell’80% di Banca Fideuram sarebbe Exor, la controllante di Fiat in mano alla famiglia Agnelli. Exor dovrebbe intervenire con due fondi di private equity e impiegare un miliardo di euro proveniente da debiti a lungo termine per comprare questa banca. Il consulente per l’operazione è Gerardo Braggiotti, tramite Banca Leonardo, che avrebbe già proposto un piano preciso. Proprio a questo punto, però, la partita si complica.

Secondo MF, che parla di una valutazione di Fideuram da 3,8 miliardi di euro addirittura (per il 100% però), proprio il prezzo avrebbe spinto Exor a fare un passo indietro. Secondo Il Corriere della Sera sembra invece che la partita sia ancora aperta e che in fondo si stia solo discutendo del prezzo, cercando anche di mediare tra i tantissimi soggetti industriali, politici e finanziari coinvolti nella partita che spazia tra Torino e Milano, tra la Fiat degli Agnelli e la Intesa di Giovanni Bazoli.

Ma i manager della banca guidata da Corrado Passera (in foto) guardano anche a quel grumo d’interessi concentrati fra San Marino e Bologna intorno a Delta, società del credito al consumo che farebbe comodo a Intesa Sanpaolo proprio in vista di una possibile cessione di Neos, delegata del gruppo a questo settore. Si sarebbe già alla fase di due diligence, ma anche Barclays e il Banco Santander, rivela oggi il quotidiano MF, nutrirebbero un interesse per queste attività.

Il piano di cessioni, che come noto mira a racimolare 11 miliardi di euro e a scongiurare la richiesta di Tremonti Bond, appare insomma ancora molto flessibile, almeno nella sua attuazione caso per caso. Riuscire a cedere 11 miliardi di attività (con utili annessi) e a non perdere troppo potrebbe chiedere un prezzo elevato in cambio della difesa dell’autonomia della banca dalle ingerenze del ministero dell’Economia che i Tremonti Bond potrebbero comportare. L’attenzione del mercato ha forse però trascurato nel calcolo delle pressioni sul gruppo quello tra gli azionisti torinesi di Sanpaolo da un lato e l’inedito blocco Credit Agricole-Generali che è ancora una mina inesplosa il cui timer è stato solo rallentato, ma non fermato, dall’Antitrust. Anche questo è un pezzo del puzzle: un pezzo tutto “popolare”. (GD)

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