Logo Blogo

Le manovre di Ubi Banca per uscire dalle pastoie della crisi

Pubblicato: 01 ott 2009 da Ferry Boat

Commenti dei lettori

ubi banca Unione banche italiane mercato finanza tremonti bond aumento di capitale bond convertibili patrimonio finanza rete retail riorganizza assicurazioni

Il gruppo Ubi Banca si mostra molto attivo in questo scorcio di settembre e sembra intenzionato a contrastare il più possibile la crisi con manovre ordinarie e straordinarie tese in varie maniera a rafforzare il capitale di base del gruppo. Al riguardo va ricordato che questo è uno degli istituti che hanno rifiutato i Tremonti Bond e che il ministro dell’Economia quindi condanna con il rammarico espresso durante le ultime ore. Una situazione tanto complessa quanto stabile perché, se da un lato il fatto che le banche ce la facciano da sole dovrebbe essere una buona notizia per tutti (governo compreso), dall’altro le critiche alle ristrettezze del credito non sono mai cessate da parte degli industriali proprio mentre i banchieri continuano ad affermare invece di avere incrementato le erogazioni. Sia colpa delle commissioni o della crisi o di qualunque altro dei numerosi fattori da considerare in una panoramica appare comunque chiaro che qualcosa non torna.

Ubi Banca intanto va per la sua strada e con l’ultima manovra di ristrutturazione territoriale della propria rete sposta 300 sportelli e 2.200 persone tra le sue banche controllate e guadagna circa 10 punti base di Core Tier 1 (25 milioni di costo una tantum, ma 20 milioni l’anno di sinergie a regime). Soltanto pochi giorni fa il gruppo ha poi ceduto le proprie attività di banca depositaria a RBC Dexia per 93 milioni di euro con una plusvalenza netta di oltre 80 milioni di euro e altri 10 punti base in dono al tier 1 ratio. Il 17 settembre scorso inoltre il gruppo ha annunciato un’alleanza a tre nel comparto assicurativo con Fortis e Bnp Paribas con un incasso di 120 milioni di euro (al netto di successivi possibili earn out) e una plusvalenza al netto di imposte e avviamento di 45 milioni di euro con un’aggiunta di altri 10-13 punti base al core tier 1 ratio. Il totale fa un core tier 1 ratio oltre il 7,5% che sicuramente fa la sua figura nel contesto italiano, ma che, va ricordato, va sotto i parametri di Basilea all’8% e probabilmente dovrà essere rivisto a seguito delle imminenti decisioni internazionali su nuovi standard più rigidi per tutti gli istituti di credito.

Sicuramente tutte queste operazioni di riorganizzazione del gruppo o di cessione di attività saranno utili a incoraggiare un istituto che ha visto l’utile perdere il 75,7% nel corso del primo semestre 2009, con commissioni in flessione del 19,1% e un forte impatto dalle svalutazioni legate al deterioramento di crediti.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 3 su 5)
condividi condividi
1 commento

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • enricodesimone@fastwebnet.it

    03 ott 2009 - 23:12 - #1
    0 punti
    Up Down

    FMI e Banca mondiale per crediti di lungo termine, per medio termine quelle nazionali centrali e per il breve i comuni istituti di credito. I GOVERNI NAZIONALI tributari del FMI