
Prendono forma le strategie dei grandi della terra per ridisegnare le regole della finanza internazionale e delle sue istituzioni. L’obiettivo dichiarato quasi contemporaneamente da pesi massimi della regolazione internazionale come Ben Bernanke (Fed), Jean Paul Trichet (Bce) e Mario Draghi (Financial Stability Forum) è quello di imparare dagli errori del passato e costruire un sistema più stabile basato su regole nuove. Alcuni segnali di ripresa (o di arresto della caduta) provenienti dai mercati incoraggiano a un ponderato ottimismo, ma fa bene Trichet a sottolineare che non è il tempo di compiacersi, ma di agire.
Lo stress test condotto dal Cebs (Committee of European Banking Supervisors ossia l’organo di coordinazione dei supervisori europei del sistema bancario) sui primi 22 gruppi bancari transfrontalieri europei - da soli coprono circa il 60% degli asset bancari del Vecchio Continente - ha dimostrato che nello scenario più avverso (Pil a -5,2% e -2,7 % fra 2009 e 2010 e disoccupazione in crescita dal 9,6 a 12% nello stesso periodo) le maggiori banche europee dovrebbero registrare perdite da circa 400 miliardi di euro, ma mantenere una patrimonializzazione adeguata (nessuna vedrebbe scendere il proprio tier 1 sotto il 6%).
Le stime in genere prevedono però uno scenario migliore di questo e dunque si può procedere a punteggiare il sistema sotto “una luce meno cupa”. La mission è quella di rafforzare il patrimonio delle banche per evitare i danni del deterioramento dei crediti e in genere della crisi dell’economia reale da un lato e finanziare la ripresa dall’altro.
Trichet all’Ecofin di Goteborg ha sottolineato le nuove esigenze del quadro regolatorio finanziario internazionale e ricordato quanto già fatto e quanto necessario per il futuro. Il primo intervento riguarderà proprio il rafforzamento del capitale delle banche che dovrà migliorare per quantità e per qualità con un incremento delle soglie richieste di Tier 1 capital (capitale primario) e l’introduzione di “cuscinetti” finanziari che evitino gli effetti prociclici inerenti a queste attività. Le proiezioni sulla crescita degli utili bancari in tal senso forniscono un’occasione da appaiare agli interventi pubblici in quasi tutti i paesi. Sarebbe inoltre opportuno introdurre un rapporto di leveraggio alle norme di Basilea per controllare i rischi connessi a una crescita eccessiva delle attività e trovare un sistema di monitoraggio del rischio di liquidità.
Qualche passo avanti nel campo del controllo delle agenzie di rating e dei compensi dei manager finanziari da collegare al rendimento di lungo periodo è già stato fatto, ma non basta. Interessanti al riguardo le istanze portate avanti da Ben Bernanke dall’altra parte dell’Oceano. La crisi scatenatasi dal cuore della finanza Usa ha, infatti, costretto i supervisori statunitensi a monitorare nuovi soggetti come le società finanziarie non direttamente bancarie che hanno però un’importanza sistemica. Urgono nuove norme, così come serve una maggiore coordinazione tra i vari supervisor del sistema e un approccio olistico nuovo che non tenga più soltanto conto del rischio del fallimento di una banca, ma che inserisca ogni crisi bancaria nell’ottica di un sistema e che quindi sappia ragionare in termini di intreccio fra i soggetti finanziari, di correlazione, di impatto sistemico. Si tratta sicuramente di nuove sfide per la finanza globale, d’altra parte la crisi ci costringe a fare di necessità virtù.
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