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Banche italiane a sconto, ma pesa la crisi dell'economia

Pubblicato: 09 ott 2009 da Ferry Boat

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Un pericoloso recupero quello che le banche hanno avviato. Gli istituti di credito italiani rimangono comunque una storia a parte nel contesto europeo per via delle peculiarità della nostra economia, della struttura del nostro risparmio e per altri fattori ancora. L’internazionalizzazione dei nostri gruppi maggiori non ha niente da invidiare al resto d’Europa, anzi, ma diverse cose ci caratterizzano. Alcune positive e alcune negative.

Ieri il presidente dell’Associazione banche italiane Corrado Faissola ha fatto un intervento importante alle commissioni riunite di Camera e Senato. Segnali di allarme molto forti provengono dall’economia reale. Ad agosto le sofferenze lorde sono cresciute del 20% sul dato del 2008 portandosi a 51,8 miliardi di euro (+8,6 miliardi di euro, 2,94% degli impieghi). Le sofferenze al netto delle svalutazioni sono cresciute di un miliardo fra luglio e agosto e di 7,3 miliardi di euro su base annua (dall’1,24 all’1,67% degli impieghi e al 9,97% del patrimonio di vigilanza).

Le rettifiche di valore netto per deterioramento, ha evidenziato ancora Faissola, nel primo semestre si son portate a 8,5 miliardi di euro e potrebbero raddoppiare per la fine dell’anno. Le perdite sui crediti sono schizzate dai 5,5 miliardi del 2007 ai 9,9 del 2008 e potrebbero raggiungere i 18 miliardi di euro nel medio periodo.

Tutti dati assai preoccupanti ai quali il rappresentante delle banche italiane ha opposto richieste di modifiche al trattamento fiscale delle banche che vorrebbero ora riportare almeno allo 0,4% dallo 0,3% dei crediti recentemente affermato il plafond di deducibilità delle svalutazioni. Modifiche specifiche sono state chieste sui regimi dell’Irap, dell’Ires, dell’Iva infragruppo. Insomma le cose si mettono male e le banche vorrebbero un genere di aiuto diverso da quello dei Tremonti bond, anche per rigirare le facilitazioni alle piccole imprese che ancora vedono un credito erogato in crescita dello 0,8 per cento.

Non ci sono però solo note dolenti e, al riguardo, va evidenziato l’ultimo report di Credit Suisse che sostiene che le banche italiane hanno già sottoperformato del 17% rispetto alle colleghe europee in Borsa (il 40% in meno al netto di Unicredit). Ora come ora i nostri istituti scambierebbero, in media, con uno sconto del 37% sul settore. Prospettive borsistiche positive che, secondo il broker svizzero, sarebbero sostenute da una adeguata patrimonializzazione dei nostri istituti e da un prossimo recupero della loro redditività.

Non resta che incrociare le dita e sperare che i drammatici dati presentati da Faissola siano alleggeriti da una ripresa dell’economia reale, vero punto debole del Paese in questa fase della congiuntura.

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