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Hera: nessun timore per il dividendo

Pubblicato: 27 ott 2009 da Ferry Boat

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I circa 23 milioni di euro da pagare allo Stato come risarcimento per gli aiuti pubblici del periodo 1996-98 non metteranno a rischio i dividendi di Hera. Lo ha dichiarato ieri Tomaso Tommasi di Vignano presidente della più importante multiutility dell’Emilia Romagna. I dati del primo semestre dell’anno sono stati soddisfacenti e hanno battuto le attese del mercato, ma su un eventuale incremento della cedola del 2009 il management preferisce non esprimersi.

Meglio attendere il saldo di fine anno per valutare l’andamento delle varie attività del gruppo e decidere di conseguenza sulla distribuzione degli utili agli azionisti. Nel frattempo il panorama nazionale appare già lievemente mutato e la fusione fra Iride ed Enia, un’aggregazione dalla quale già un anno fa Hera era stata esclusa per divergenze strategiche con le altre due società, oggi appare ancora a rischio a causa dei risarcimenti chiesti alla stessa Iride dallo Stato. L’accenno alla questione da parte di Tommasi di Vignano sicuramente in questa prospettiva acquista un peso particolare.

Nel frattempo però Hera non rimane con le mani in mano e continua a riorganizzarsi per recuperare efficienza e per incrementare le sinergie fra le proprie diverse attività. L’obiettivo di un margine operativo lordo da 720 milioni di euro nel 2013 impone una marcia a tappe forzate e la riorganizzazione del business richiede investimenti e lungimiranza.

Di recente il conferimento di varie reti di distribuzione del gas e di reti di teleriscaldamento da parte di vari comuni ha incrementato il capitale sociale del gruppo di 144 milioni di euro. Qualche polemica a livello locale sui criteri di valutazione non è mancata, ma l’operazione è stata comunque conclusa. Alcune fusioni sono d’altra parte indispensabili nel piano di ristrutturazione del gruppo che prevede dal prossimo gennaio l’integrazione delle 7 società operative territoriali del gruppo in Hera Spa e l’aggregazione delle strutture commerciali corrispettive ad Hera Comm per favorire a un tempo un corretto presidio territoriale e lo sfruttamento di possibili sinergie interne.

La prossima trimestrale dell’11 novembre fornirà comunque ulteriori indicazioni al mercato sull’andamento di Hera e quindi anche qualche spunto in più sulla sua politica dei dividendi. Il primo semestre ha registrato, un po’ come per tutto il settore, una crescita delle attività legate al gas e all’elettricità e un maggiore impatto della crisi sui business della gestione delle acque e di quella dei rifiuti. La metà dell’anno ha visto crescere a un terzo del margine operativo lordo l’area gas (avvantaggiata anche da alcuni cambiamenti favorevoli del quadro regolatorio), anche se l’area ambiente ha mantenuto un peso del 31% sull’ebitda e l’avvio dei termovalorizzatori di Forlì e soprattutto di Modena (a regime da giugno) dovrebbe apportare nuove risorse al conto economico. Il positivo andamento dell’area elettricità (10% circa del Mol) potrà probabilmente bilanciare almeno in parte la debolezza del comparto idrico. Il quadro patrimoniale mostra qualche debolezza in più rispetto al passato. A giugno la posizione finanziaria era risultata negativa per 1,78 miliardi di euro (circa 210 milioni di euro in più di sei mesi prima) a fronte di un patrimonio netto sceso a 1,54 miliardi di euro poi però “rimpolpato” dai recenti conferimenti per 144 milioni di euro. Di certo il “percorso della formichina” di cui parla Tommasi di Vignano sta dando i suoi risultati, d’altra parte le sfide per il settore nei prossimi anni saranno sempre maggiori.

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