
Sicuramente gli ultimi anni si stanno rivelando particolarmente vivaci per Pirelli Re che in più settori si è mossa con attenzione e rapidità raggiungendo dei risultati spesso notevoli, ma anche subendo pesantemente gli effetti della crisi generale e di un indebitamento notevole. L’ultima novità riguarda però un’alleanza appena progettata: quella con Fimit, società che gestisce 12 fondi e che potrebbe allearsi al ramo immobiliare dell’impero industriale di Marco Tronchetti Provera.
La notizia sembra piacere molto al mercato che oggi scalda il titolo Pirelli Re con rialzi di quasi cinque punti percentuali. D’altra parte che Pirelli Re abbia bisogno di strategie decise in questo momento di crisi è noto. L’aumento di capitale da 400 milioni di euro completato a luglio è sicuramente servito, ma i problemi sono ancora numerosi. Il gearing (inteso come rapporto tra posizione finanziaria netta esclusi i crediti per finanziamenti e patrimonio netto: quindi come capacità di far fronte con mezzi propri agli investimenti del gruppo) è passato a 0,65 dal 2,35 di fine 2008. La posizione finanziaria netta è passata da un saldo negativo di 861,8 milioni di euro a uno di 447,4 milioni di euro.
I primi nove mesi si sono però chiusi, per Pirelli Re, con un rosso da 58,7 milioni di euro contro la perdita da 10,6 milioni dei primi nove mesi del 2008 (rosso da 57,9 se consideriamo solo la quota del gruppo). Quello che pesa di più sui conti però non è come detto il peso degli oneri finanziari legati al debito che anzi sono appunto scesi da 39,9 a 24,5 milioni di euro, ma il calo dei ricavi che sono passati dai circa 300 milioni di euro dei primi nove mesi del 2008 ai 200 milioni dei nove mesi del 2009. Che abbattere i costi operativi di 100 milioni di euro non basti appare evidente proprio dai dati a valle del conto economico che risentono anche degli apporti (negativi) delle varie partecipate.
Tornando al matrimonio, non ancora certo, con Fimit è utile confrontare i due gruppi con un dato rozzo e poco aggiornato, ma indicativo. Il patrimonio gestito di Pirelli Re a maggio aggiornato ai valori di mercato era di circa 17 miliardi di euro; quello di Fimit, da quanto risulta dal suo sito web dovrebbe essere di circa 4,1 miliardi di euro nel conto dei quali però forse non rientrano i 190 milioni di euro di immobili di Enel la cui gestione Fimit ha ottenuto di recente.
Il gruppo Fimit controlla fondi noti e quotati a Piazza Affari come Alpha e Beta. Il gestore ha anche azionisti pubblici di rilievo come l’Inpdap (l’Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti della Pubblica Amministrazione) che ne controlla il 30,72% e l’Enpals (l’ente che controlla pensioni e assistenza dei lavoratori nel mondo dello spettacolo) che ne controlla un altro 19 per cento. Si aggiungono Inarcassa, la Cassa Nazionale Previdenza e Assistenza Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, e Fondazione ENASARCO, che invece tutela le pensioni di agenti e rappresentanti di commercio. Fimit è insomma una cassaforte di alcuni dei più importanti enti previdenziali italiani e serve a valorizzarne il patrimonio immobiliare o quel che ne è rimasto dopo le grandi privatizzazioni del passato. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore di oggi l’operazione prevederebbe la creazione di una nuova società in cui confluirebbero i due gruppi con una quota che per Fimit dovrebbe essere di circa il 25% e per Pirelli Re un po’ maggiore: in un secondo momento sarebbe prevista la quotazione della nuova società. Nel frattempo il peso del mattone nell’impero della Bicocca dovrebbe scendere ulteriormente con questa graduale separazione dal resto delle attività.
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