
Il destino di Safilo è ancora appeso a un filo. Conti in rosso e un debito da 586 milioni di euro rendono il colosso veneto degli occhiali fondato dalla famiglia Tabacchi una società più che a rischio. L’intervento del fondo di investimento Hal, che con la sua rete internazionale di negozi e centri di distribuzione potrebbe costruire un’alternativa industriale valida al fallimento, ieri si è arenato sulle reticenze del mercato.
Il fondo d’investimento ha promosso un aumento di capitale da 283 milioni di euro che potrebbe schiacciare il debito sui 400 milioni e rimpolpare i mezzi propri della società trasferendone il controllo alla stessa Hal (con una quota oscillante tra il 37 e il 50%). Tutto bello, ma le grane non mancano.
L’offerta è infatti subordinata a diverse condizioni, fra queste il fatto che Hal raggiunga almeno il 60% di alcuni bond emessi dalla stessa Safilo. Si tratta di obbligazioni su cui il fondo ha lanciato un’offerta da 60 centesimi per titolo contro i 68 di valore sul mercato di ieri. Proprio ieri la prima scadenza ha registrato una quasi totale mancanza di adesioni: Hal ha raggiunto solo il 43,01% dei bond in circolazione e il mercato sembra puntare decisamente su un rialzo dell’offerta che invece il fondo delle Antille ha negato con decisione.
La proposta al mercato è stata posticipata al 27 novembre con l’evidente speranza che i bondholder alla fine cedano di fronte all’alternativa del fallimento di Safilo che renderebbe i loro titoli carta straccia. Il vero e proprio braccio di ferro fra salvatore e creditore è complicato dal fatto che i bond in questione sono poco liquidi e trattati su mercato non regolamentati (OTC) e quindi poco trasparenti. Sarebbero meno di 7000 gli obbligazionisti che posseggono questi titoli, quindi poco meno dei dipendenti che lavorano per Safilo in tutto il mondo attualmente.
Il Sole 24 Ore di oggi ha fatto due calcoli sul valore complessivo dei bond in circolazione e rivelato che alla fine, di fronte a tutta l’operazione di salvataggio di Safilo, un rilancio dell’offerta del fondo presenta costi accettabili (varrebbe circa 40 milioni di euro il 60% dei bond). Gli obbligazionisti intanto rimangono intrappolati tra il rischio di un default di Safilo e un’offerta a sconto sui prezzi di mercato e inferiore al valore nominale. Hal è di parere decisamente opposto e, per il momento, non molla. Difficile dire come andrà a finire, anche se l’ipotesi che “il cavaliere bianco” proceda per altre vie cominciando a comprare i bond sul mercato in proprio non è certo peregrina (né lo è quella che il 27 novembre tutti i bondholder accorrano in banca a vendere i bond).
L’ipotesi peggiore rimane comunque quella di un default della società dei Tabacchi: libri in tribunale, bond ridotti a carta straccia, il secondo gruppo mondiale degli occhiali in ginocchio e circa 7000 posti di lavoro, di cui 3000 in Italia, a rischio. Già 780 dipendenti impiegati in due impianti in Friuli sono dovuti restare a casa e poco dopo la Guardia di Finanza ha aperto un dossier sulla vendita di occhiali provenienti in realtà dalla Cina e montati in quegli impianti con tanto di bollino Made in Italy. Semilavorati o contraffazioni che fossero il discorso sembra per il momento accantonato: in questi giorni sul mercato finanziario lussemburghese alcuni obbligazionisti decidono della sopravvivenza di distretti industriali storici come quello del Bellunese. In gioco c’è il secondo gruppo mondiale degli occhiali.
ANONIMO AZIONISTA
24 nov 2009 - 16:16 - #1Che schifo, lasciare cosi’ alla deriva un gruppo storico come quello SAFILO, sono stati proprio bravi i tabacchi dopo 2 IPO a portare allo sfracelo un azienda e 700 lavoratori italiani a casa….non da meno la consob che ha permesso di fare l’ultima ipo 2 anni e mezzo fà al prezzo di 4,5 euro con lo stesso indebitamento di adesso…bravi tutti collusi