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Eni: il portafoglio resta uno dei più solidi del settore

Pubblicato: 14 dic 2009 da Ferry Boat

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Le tensioni sui prezzi del petrolio e l’impatto notevole della crisi hanno creato un bel po’ di problemi alle più grandi compagnie petrolifere del mondo, tuttavia all’appuntamento con l’altalena dei corsi del greggio non tutti gli attori del mercato si sono presentati allo stesso modo.

Se io, approfittando dei prezzi da record dell’oro nero, faccio investimenti pesanti in sabbie bituminose e petrolio non convenzionale, un crollo dei corsi da 150 a 50 dollari rischia di mandarmi e gambe all’aria e di farmi sbattere la porta in faccia dalle banche: il futuro a volte rischia di essere troppo caro, se non si ha il fiato lungo.

Eni nel contesto globale mostra, però, di avere le spalle larghe e si mantiene ben posizionata in un contesto assai difficile come quello attuale. Il gruppo guidato da Paolo Scaroni ha un gearing (ossia una leva sul debito) superiore in media agli altri concorrenti, la compresenza nella società di attività tipiche delle compagnie petrolifere tradizionali e di attività da utility che a volte confondono gli osservatori. La separazione che alcuni analisti o piccoli azionisti chiedono di attività come la rete del gas dal resto sembra però ben lontana per ora.

Progetti di lungo termine come South Stream vivono poi una fase interessante (soprattutto dopo le ultime dichiarazioni di Scaroni che avrebbe parlato di una quota di EdF fra il 10 e il 20%), ma sono di lungo respiro e raramente incidono direttamente sui corsi. Più delicati sono i dossier riguardanti le dispute europee sul gasdotto Tag: il rischio di una maximulta dall’Antitrust di Bruxelles rimane comunque presente, anche se Scaroni si è già detto pronto a ricorrere contro eventuali sanzioni.

Secondo alcuni osservatori la ricca politica dei dividendi, probabilmente una delle migliori del settore petrolifero, sarà rivista in futuro: gli asset non strategici in vendita potrebbero, infatti, non fornire la liquidità necessaria a finanziare la crescita. Quando però Eni, in occasione dell’ultima trimestrale, sottolinea che anche la perdita di un notch (un “gradino”) nei rating sarebbe assolutamente gestibile, chiarisce che il quadro generale rimane stabile, come dimostrato anche dalla solidità patrimoniale del gruppo. In ogni caso, allo stato attuale, il dividend yeld al di sopra del 5% pone ancora la cedola del Cane a sei zampe ai vertici del settore. Il portafoglio solido, variegato e molto incentrato sul petrolio convenzionale ha inoltre riparato in molti casi la società dall’ottovolante dei prezzi che ha messo a rischio gli investimenti di diversi competitor. Fra tanti dossier, insomma, il quadro generale dell’Eni rimane ancora solido e interessante. Effetto crisi permettendo…

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • francescoecco

    17 dic 2009 - 15:16 - #1
    0 punti
    Up Down

    eni è sempre eni…quante soddisfazioni!!!

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