
Il nuovo contratto siciliano da 300 milioni di euro fa bene all’Italia e a Prysmian. In pratica i cavi sottomarini tra l’Isola e la Penisola moltiplicheranno la capacità della rete e permetteranno alla Sicilia, che ha un surplus di produzione elettrica, di trasportare ancora più energia nel Sistema Paese e, si spera, di migliorare ancora il sistema di generazione da energia eolica e solare che da tempo ha avviato, ma che stenta a diventare pienamente operativo. Il gruppo Prysmian, d’altra parte, mette a segno un contratto che sicuramente rimpolperà dei ricavi fortemente penalizzati dalla crisi e si segnala nuovamente al mercato dopo la recente acquisizione strategica in Russia di Rybinsk Electrocabel: con Mosca d’altra parte c’è sempre stato un buon feeling e vanno ricordati lavori sulla rete ad alta tensione di San Pietroburgo e nella stessa capitale che fanno ben sperare per il ruolo di Prysmian in un mercato che potrebbe stabilizzarsi sui 2 miliardi di euro nei prossimi 3 anni.
La società guidata da Valerio Batista ha registrato nei primi nove mesi del 2009 una flessione dei ricavi del 17,5% a quota 2,77 miliardi di euro. Il terzo trimestre è andato un po’ meglio con una flessione dei ricavi inferiore a 929 milioni di euro dagli 1,29 miliardi dello stesso periodo del 2008. Risultati assai positivi sono stati ottenuti sul fronte dei margini del gruppo con il terzo trimestre che si chiude addirittura con una crescita degli utili da 43 a 54 milioni di euro. Sicuramente contribuisce il mutato contesto e il calo notevole dei costi delle materie prime (nei nove mesi la flessione di questa voce di costo è di circa un miliardo di euro), bisogna però anche sottolineare la positiva azione sul debito condotta dal management.
La posizione finanziaria netta del gruppo al 30 settembre è negativa per 629 milioni di euro a fronte dei -746 milioni di euro del 30 settembre 2008 e fra l’ottobre 2008 e il settembre 2009 il gruppo ha anche distribuito dividendi per 75 milioni di euro e fatto un buy back da 30 milioni di euro. Il patrimonio netto nel periodo è cresciuto da 463 milioni di euro a 657 milioni di euro grazie a riserve sempre più cospicue.
Gli oneri finanziari dei primi nove mesi del 2009, grazie all’azione sul debito, sono passati dai 267 milioni di euro del 2008 ai 237 milioni di euro dello scorso settembre con un positivo effetto sul conto economico. Da evidenziare però anche che il cash flow operativo (prima delle variazioni del capitale circolante netto) è nello stesso periodo a 252 milioni di euro contro i 417 milioni di euro del 2008 e che il free cash flow nei primi nove mesi del 2009 è pari a 22 milioni di euro rispetto ai 96 milioni dello stesso periodo del 2008. La generazione di cassa rimane insomma molto solida, ma ha subito dei contraccolpi, sebbene la situazione patrimoniale del gruppo mostri, come evidenziato, un netto miglioramento.
Se davvero ci sarà un ritorno di fiamma mondiale nel settore delle infrastrutture potrebbe approfittare dell’occasione. Incertezze provengono invece dalle inchieste di ben cinque autorità competenti su presunti accordi anti-concorrenziali che riguarderebbero delle operazioni condotte tra l’Australia e la Nuova Zelanda. L’Authority europea in particolare potrebbe chiedere sanzioni fino al 10% del fatturato del gruppo, anche se questa è ipotesi un po’ estrema. In generale però bisogna dire che, con questo andamento, la pubblic company dei cavi sembra avere davvero un futuro luminoso.