Gli scenari piu' probabili per il 2010? Borse su bond giu'

pubblicato: lunedì 04 gennaio 2010 da AleOne

I mercati sono stati bombardati nelle ultime settimane dell’anno da segnali, principalmente provenienti dal fronte macroeconomico, che lasciano ben sperare per una uscita dalla crisi in modi e tempi probabilmente migliori rispetto a quelli ipotizzati solo pochi mesi orsono.
E’ vero che certi indizi sono a prima vista contraddittori, basti pensare ai recenti dati sul mercato immobiliare Usa (le vendite di abitazioni esistenti a novembre sono state pari a 6,54 milioni di unita’, nettamente superiori ai 6,09 milioni del mese precedente e ai 6,25 milioni del consensus mentre le vendite di abitazioni nuove sempre nel mese di novembre sono state pari a 355mila unità, dato annualizzato, molto al di sotto delle attese di 440mila unità), tuttavia in media le indicazioni che si ricevono dal mondo esterno puntano più o meno nella stessa direzione: la recessione è finita, gli Usa nel 2010 potrebbero tornare a crescere anche del 4%, la Cina, altro motore dell’economia globale, almeno del doppio.
Anche l’Italia nel suo piccolo non rimane a guardare: dopo cinque trimestri in rosso il terzo trimestre del 2009 ha mostrato una crescita, secondo l’Istat, dello 0,6% rispetto al precedente, un dato che permette di guardare con fiducia al futuro pur consapevoli che la strada da fare per tornare ai livelli pre crisi è molto lunga (su base annua, nonostante il rimbalzo, il calo è ancora del 4,6%). E negli Usa non solo revisioni migliorative del Pil atteso, dati sulla fiducia, dati sui consumi e sui redditi fanno sembrare sempre più vicina l’uscita dal tunnel.

Anche sul fronte micro si registrano cambiamenti incoraggianti, in particolare le operazioni di fusione ed acquisizione, che tanto piacciono ai mercati e che si erano drasticamente ridotte nel corso del 2009, un rapporto dell’Ocse stima che le operazioni internazionali di merger and acquisition abbiano registrato una flessione del 56% rispetto all’anno 2008 (il maggiore calo dal 1995), stanno ritornando in auge, un chiaro segnale che anche a livello imprenditoriale si crede nella ripresa e ci si attrezza per approfittarne nel modo migliore. La società farmaceutica francese Sanofi-Avenits ha confermato che acquisterà Chattern, una operazione da 1,9 miliardi di dollari in cash, Bucyrus International rileverà l’unità mineraria di Terex per 1,3 miliardi di dollari, solo per citare le ultime operazioni. Ma ulteriori conferme in favore della genuinità delle intenzioni dei mercati nei confronti del trend rialzista delle borse vengono anche dall’analisi intermarket, in particolare da quello che sta succedendo sui mercati dei bond governativi. Negli Usa lo spread tra titoli a 2 anni e titoli decennali ha raggiunto nuovi massimi storici. La parte lunga della curva sale velocemente, un fenomeno che usualmente si accompagna all’inizio di un nuovo ciclo espansivo per l’economia, la fase che permette di realizzare i maggiori guadagni in borsa. Il tesoro Usa è intento ad allungare la duration del debito, evidentemente alla base di queste manovre c’è la convinzione che si possa instaurare una tendenza rialzista sui tassi di interesse. Difficilmente il Fomc, il braccio armato della Federal Reserve che decide in tema di tassi, interverrà in tempi brevi, c’è infatti ancora il mercato del lavoro da sanare, tuttavia la strada appare ormai segnata ed il ritorno ad una fase prolungata di costo del denaro in crescita è solo questione di tempo. Il presidente della Fed Bernanke non ha escluso infatti in un discorso alla American Economic Association, ad Atlanta, un rialzo dei tassi di interesse sui fed Funds nel caso si renda necessaria tale manovra dal momento che la fase piu’ critica della crisi sembra essere ora superata (il Pil del terzo trimestre e’ risultato in crescita dopo 4 trimestri negativi). I prezzi dei bond sembrano quindi destinati a scendere, quelli delle azioni a salire, un comportamento che se verificato nei fatti ricondurrebbe la situazione futura ad una di piena espansione del ciclo economico. Lo studio del future sul bond decennale Usa evidenzia effettivamente una debolezza accentuata che potrebbe condizionare l’andamento dei prezzi anche nel medio periodo. Molti i segnali grafici negativi, il più evidente la violazione della linea di tendenza rialzista tracciata dai minimi di giugno, avvenuta ad inizio dicembre, poi la violazione della media mobile a 200 giorni, tagliata al ribasso già lo scorso maggio, poi ripresa dal basso in qualità di resistenza a novembre ed ora passante in area 118,50 ed orientata al ribasso. Da notare anche che i massimi di fine novembre del derivato si sono attestati sul 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine 2008. Il rimbalzo visto dai minimi di metà 2009 ha quindi tutte le caratteristiche di una semplice correzione che non ha intaccato il trend ribassista attivo dal top del 2008. Discese sotto area 114 completerebbero un ampio testa spalle ribassista, disegnato a partire dal top di marzo 2008, figura che proietta obiettivi sui minimi del giugno 2007 in area 103,70. Se la relazione inversa tra i prezzi dei bond e le quotazioni delle borse sarà verificata anche nei prossimi mesi i segnali negativi per i titoli governativi Usa sarebbero da interpretare come la conferma del proseguimento del rally dei mercati azionari. In caso di discese sotto area 114 per il decennale Usa l’investitore potrebbe decidere quindi di incrementare la componente azionaria del portafoglio a discapito di quella obbligazionaria.

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