Al termine di un anno sull’ottovolante per il risparmio gestito, le statistiche di Assogestioni rivelano un universo in forte evoluzione, un saldo finale tutto sommato positivo, ma anche un panorama carico di incertezze. A dicembre la raccolta complessiva in Italia è stata positiva per 1,6 miliardi di euro e, se si passa al consuntivo di fine anno, il saldo della raccolta rimane negativo per 3 miliardi di euro con un patrimonio totale di circa 430 miliardi di euro.
A inizio 2009, però, il panorama era assai più fosco e mesi di deflussi e di fuga dei risparmiatori dal comparto avevano persino suggerito l’ipotesi di una chiusura dei battenti dei fondi italiani. Le prospettive oggi appaiono più rosee e i gestori sostengono di avere varato una gestione più attiva rispetto al passato: il 43% dei prodotti italiani ha superato il benchmark di riferimento con una brillante performance dei fondi obbligazionari, che nel 50% dei casi ha reso più del paniere di riferimento, e dei fondi di liquidità.
Le incertezze, però, non mancano. I buoni risultati del settore del risparmio gestito sono stati incoraggiati, infatti, dalla politica iper-espansiva delle banche centrali che hanno immesso una montagna di liquidità sui mercati. Fattori straordinari collegati alla più grande crisi dal 1929 hanno sicuramente nutrito un exploit per certi versi inatteso.
A questo punto, però, la sostenibilità dei recuperi resta a rischio e alcuni osservatori parlano apertamente di performance difficilmente ripetibili. Trasformare i fondi da parcheggio temporaneo a investimento duraturo rimane insomma ancora una sfida e lo stesso Marcello Messori, presidente di Assogestioni, ha messo in guardia da un eccesso di ottimismo. Per esempio la distribuzione dei fondi è in mano per il 90% agli sportelli delle banche che, dopo gli interventi straordinari sui tassi d’interesse, potrebbero ora suggerire un graduale ritorno ai bond bancari nel corso del 2010 (anche per rimpolpare i propri passivi).
Alcuni problemi del passato, d’altra parte, sono stati confermati nel 2009. I fondi di diritto estero hanno raggiunto un patrimonio stimato in 215 miliardi di euro, ossia circa il 50,1% del patrimonio complessivo del sistema. Facile leggere in questo dato lo storico problema della tassazione sfavorevole dei fondi italiani rispetto a quelli stranieri. Nessun cambiamento strutturale del mercato del risparmio gestito è intervenuto e i vecchi problemi, finita l’euforia del denaro a basso costo e riposizionati i portafogli, potrebbero riemergere.
Un discorso a parte merita lo Scudo Fiscale che ha contribuito a un forte ritorno della liquidità sul mercato del risparmio gestito, ma che per sua natura dovrebbe essere di carattere transitorio. Parlare di sviluppo di un più solido mercato del private equity in Italia per via dei provvedimenti emergenziali del Tesoro appare oggi un po’ prematuro.
Nel frattempo Etf ed Etc hanno messo nuovo pepe al mercato e il fatto che i fondi abbiano saputo in molti casi approfittare del recupero dei listini azionari con gestioni più flessibili e attive del passato rappresenta comunque un atteso segnale di vitalità. Di certo, però, una scommessa sulla raccolta del 2010 oggi appare ancora rischiosa.
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