
Giuseppe Guzzetti, presidente della fondazione Cariplo e dunque azionista con il 4,68% di Intesa Sanpaolo, è tornato ieri sullo scottante argomento del disimpegno dei francesi del Credit Agricole dalla banca italiana. Entro il prossimo 22 febbraio l’Antitrust, dopo una serie di dilazioni, prenderà probabilmente una decisione definitiva sul dossier e il rischio immediato è quello che di una sanzione da almeno mezzo miliardo di euro alla stessa Intesa Sanpaolo. Questo si tradurrebbe in un danno per tutti gli azionisti e per una delle maggiori banche d’Europa.
La vicenda chiama in causa il processo stesso di integrazione di Intesa Sanpaolo: a quel tempo l’Antitrust accolse lo schema che prevedeva la cessione all’Agricole degli sportelli di Cariparma e Friuladria in cambio dell’uscita dall’azionariato di Intesa Sanpaolo. La Banque Verte però, invece di cedere il 5,58% di Intesa ha deciso di stipulare un patto di sindacato con Generali (5,074%) che le consente di non svalutare interamente le quote della banca italiana con prevedibili pessimi effetti sul proprio bilancio. D’altra parte già il primo consolidamento delle quote di Intesa in Agricole ha comportato perdite per 206 milioni di euro e mettere queste quote fra le partecipazioni disponibili per la vendita significherebbe un altro e più corposo salasso.
L’Antitrust ha concesso nel tempo diverse dilazioni, ma la violazione degli accordi presi alla nascita di Intesa Sanpaolo è palese e la situazione, in diversi mesi, non è cambiata di una virgola. Qui però il discorso si complica perché fu solo la banca italiana a garantire all’Authority nel 2006 il disimpegno dei francesi, quindi il rischio è di una multa a chi non c’entra.
Proprio contro questa tesi è tornato ieri ad esprimersi Guzzetti che ha sottolineato che in caso di sanzioni “la banca avrà titoli per rivalersi sugli azionisti (cioè sull’Agricole Ndr)”. Il presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri ha infatti ricordato la presenza di rappresentanti dell’Agricole e delle Generali nei consigli di amministrazione che decisero la fusione di Intesa con il San Paolo e le sue condizioni. A Trieste intanto si tituba, ma sembra che in caso di scontro aperto con l’Antitrust il Leone di Trieste sia pronto anche a sciogliere il patto con i francesi. Facile inoltre immaginare che in caso di scontro anche Torino (Compagnia San Paolo con il 9,89% di Intesa) faccia da sponda alle rivalse minacciate da Guzzetti. A distanza di anni il ruolo del maggior gruppo bancario francese in Italia rimane ancora ambiguo. Qualcuno adesso ipotizza un congelamento dei voti francesi in Intesa Sanpaolo, ma una soluzione decisiva sembra ancora lontana e l’esito di una contraversia legale, nonostante i rilievi di Guzzetti, è tutt’altro che scontato. A oggi un accordo conviene a tutti, ma se nessuno ha intenzione di pagarne il prezzo, come sarà possibile arrivarci?
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