L’andamento degli Etf quotati da Borsa Italiana fotografa un inizio di anno incoraggiante per il mercati finanziari ed in particolare per quelli borsistici. Gli Etf presenti nei listini sono riferiti infatti ad una moltitudine di strumenti, azioni, bond e commodities, praticamente tutti quelli utilizzati dall’analisi intermarket per investigare l’andamento del ciclo economico ed in base a quello avanzare ipotesi sulle prospettive future. Il comportamento delle diverse classi e dei diversi strumenti all’interno delle classi permette di capire se il ciclo è in una fase espansiva o di contrazione. Ed attualmente le indicazioni che si ricavano permettono di pensare che si stia realizzando proprio una fase di espansione dell’economia.
La prima osservazione che contribuisce a dipingere un quadro positivo, forse banale ma non per questo meno significativa, è che circa i 3/4 del totale degli strumenti quotati ha superato la prima metà del mese di gennaio con un saldo positivo rispetto ai valori di chiusura del 2009. Quando le prospettive per l’economia sono negative la quasi totalità degli strumenti punta al ribasso, principalmente le borse e le commodities (i prezzi dei bond, a seconda dell’evoluzione dei tassi di interesse, soprattutto nelle fasi iniziali della recessione, tendono a crescere). In questo momento tra gli Etf con la peggiore performance si trovano il Msci Greece (GRC) relativo al mercato azionario greco, un dato che non sorprende considerando le difficoltà attraversate da quel paese, ma anche il DJ600 Telecomunication (TELE) ed il DJ600 Utilities (UTI), ovvero due comparti considerati “difensivi”, il CRB Lyxor (CRB) ed alcuni Etf obbligazionari, come l’Ibx25+ (X25E), l’Ibx3-5 (X35E) ed il Tbond 7-10 (IBTM), anche se questi ultimi con un calo limitato. All’estremità opposta della classifica dei rendimenti da inizio anno si trovano invece molti Etf relativi alle borse dei paesi emergenti, come il Russia Lyxor (RUS), il Turkey Lyxor (TUR), il Lyxor Eastern Europe (EST), il Pan Africa Lyx (LAFRI) o l’MSCI Emmkt (EMKT) e l’MSCI Emea (XMEA). Bene si comportano anche le borse asiatiche, presenti nelle prime posizioni della lista con il Giappone (IJPN), la Korea (XMKO), Taiwan (XMTW), l’India (INDI). Passando dalle borse alle commodities ben posizionati si trovano il Djstx Oil and Gas (XSER) ed il Dj600 Basic Resources (BRES). L’orientamento dei mercati finanziari in questa prima parte dell’anno conferma quindi l’impressione che gli operatori credono nella ripresa economica e ritengono che vi siano ancora significativi spazi di crescita.
La presenza delle borse dei paesi emergenti e di quelli asiatici tra le prime file dei migliori del 2010 fa capire come in questa fase gli strumenti più rischiosi siano popolari, cosi come anche le materie prime. Lo stesso Fondo monetario internazionale ritiene che siano la Cina e le economie emergenti a trainare una ripresa globale che si sta dimostrando più rapida a solida del previsto. Questo non significa ovviamente che il percorso dei mercati sarà a senso unico e che la strada per il 2010 sia ormai segnata: le incertezze evidenziate nel corso dell’ultima ottava da parte delle borse dimostrano che le correzioni sono sempre possibili, tuttavia anche se una fase di ripiegamento non si può escludere, l’impressione è che il rialzo intrapreso dai listini a marzo del 2009 non sia ancora terminato. Eventuali flessioni potrebbero essere quindi utilizzate per incrementare le posizioni su strumenti legati all’azionario.
Lo studio grafico degli strumenti maggiormente rappresentativi tra quelli citati sembra confermare le attese di ulteriori possibili rialzi e fornisce al contempo interessanti spunti di investimento. Tenere sotto controllo l’andamento degli indici, e relativi Etf, preferiti dai mercati nelle ultime settimane dovrebbe servire inoltre anche a chi non li detiene direttamente in portafoglio a percepire eventuali mutamenti significativi di orientamento per le borse nel loro complesso: se questi strumenti dovessero violare al ribasso il loro uptrend verrebbe inviato infatti un segnale negativo anche per i mercati maggiori.
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