
Amplifon si mantiene in territorio positivo anche in avvio di ottava dopo il balzo di venerdì scorso a quota 3,37 euro. Durante l’ultima seduta di Borsa la società delle protesi acustiche ha messo a segno un rally da 6,65 punti percentuali grazie alle indiscrezioni su una possibile fusione con altre industrie attive nel suo stesso comparto. Le ipotesi di manovre di alcuni fondi per la creazione di un grande soggetto integrato che unisse la produzione alla distribuzione sono state avanzate dal settimanale Il Mondo che ha parlato di un’integrazione a tre con Siemens Audiology e la tedesca Geers.
Dalla fusione potrebbe nascere un colosso da almeno 1,5 miliardi di euro di fatturato annuo e soprattutto una realtà che avrebbe una coerenza industriale interna forte. Da tempo già Amplifon collabora con Siemens Audiology, una divisione del gigante industriale tedesco che si occupa, appunto, di apparecchi acustici e che, ultimamente, la casa madre vorrebbe cedere.
Diversi soggetti finanziari, secondo quanto rivelato dal settimanale diretto da Enrico Romagna Manoija, sarebbero già al lavoro su questo dossier, ma finora la holding di controllo di Amplifon, Ampliter, si è mostrata molto fredda.
Dalle tabelle della Consob risulta che Ampliter, società che fa riferimento al presidente del gruppo Anna Maria Formiggini, controlla saldamente il 61,3% del capitale di Amplifon e che quindi un suo niet può bloccare ogni manovra. Gli azionisti di minoranza Allianz (2%) e Newton Investment (2,1%) potranno esercitare al più un’azione di moral suasion.
Che si rinnovi un interesse del mercato per Amplifon e per il suo comparto può però stupire fino a un certo punto. Un report di Banca Akros della metà di gennaio nel confermare il proprio consiglio di acquisto aveva innalzato a 3,8 euro il proprio prezzo obiettivo ed evidenziato le attese positive del management per il 2010. In particolare gli amministratori della società confiderebbero nelle stime positive sul settore degli impianti acustici per quest’anno. Già l’ultima parte del 2009 dovrebbe aver registrato un giro d’affari in Italia e negli States superiore alle stime e diverse manovre di efficientamento avrebbero migliorato la redditività del gruppo. A fine 2010 il giro d’affari della società potrebbe anche raggiungere i 666 milioni di euro, i margini dovrebbero crescere e il rapporto debt/equity scivolare sotto l’unità.
All’interno di questo percorso di crescita è naturale che azionisti e manager prendano del tempo nel valutare operazioni straordinarie che potrebbero cambiare i loro piani. Il prossimo 10 marzo la comunità finanziaria sarà aggiornata sui risultati del 2009 e si potranno tracciare le prime linee dei progetti per questo e per i prossimi esercizi. Eventuali nuove acquisizioni o merger potranno forse concretizzarsi in un annuncio ufficiale per quell’occasione.
Anteprima del commento