Borse, possibile una flessione ma improbabile una inversione

pubblicato: lunedì 01 febbraio 2010 da AleOne

Nonostante i timori sulla corretta tempistica di implementazione delle exit strategy sia la Banca Mondiale sia il Fondo monetario internazionale sembrano escludere che si possa realizzare una “recessione a W”, il temuto “double dip” sembrerebbe quindi una eventualità remota, proprio grazie al traino delle economie emergenti che hanno messo in moto una ripresa globale più rapida a solida del previsto. Jean Claude Trichet, presidente della Bce e del Global Economic Meeting di Basilea è della stessa idea, esclude infatti una fase di ripresa dove il primo rimbalzo, quello visto nella seconda metà del 2009, si trasforma in una nuova fase di crisi. Le sue parole “i governatori delle banche centrali pur rimanendo attenti a quanto accade, non prevedono che la crescita possa arenarsi” potrebbero fornire uno spunto all’investitore che si trova di fronte la attuale fase di ripiegamento delle borse.

Se anche la Bce si dimostra apertamente fiduciosa nel futuro, forse la strategia giusta per il risparmiatori è quella di sfruttare le fasi negative per incrementare il portafoglio. Questo non significa ovviamente comprare azioni a tutti i livelli e senza timori. I segnali grafici inviati dai principali indici dicono che una correzione è allo stato attuale delle cose molto probabile e dal momento che le fasi di ritracciamento sono proporzionali al movimento che vanno a correggere, il rischio di una discesa ampia nelle prossime settimane è elevato. Meglio quindi evitare di farsi prendere dalla smania di comprare su queste prime avvisaglie di ribasso ma al tempo stesso rimanere fiduciosi anche se la discesa dovesse accelerare. Il Nasdaq composite, indice che ha guidato il rialzo degli altri panieri Usa negli ultimi mesi, scendendo sotto quota 2265 ha violato il 22 gennaio con una evidente accelerazione ribassista la linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009 a quota 1265.

In analisi tecnica l’esperienza empirica mostra che le fasi di correzione ripercorrono in senso inverso uno spazio compreso tra 1/3 ed i 2/3 circa del movimento precedente, fermandosi spesso sulla metà di esso (per chi utilizza i ritracciamenti di Fibonacci queste percentuali diventano il 38,2% ed il 61,8%). Se effettivamente l’indice dovesse aver iniziato con la discesa avviatasi dal top dell’11 gennaio a 2326 (quota, è interessante notarlo, coincidente con i 2/3 di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007) la correzione del rialzo dai minimi dello scorso marzo, nella migliore delle ipotesi le quotazioni potrebbero scendere ad interessare uno spazio tra i 1980 ed i 1920 punti. Il 50% di ritracciamento si colloca invece a 1800 circa, quota coincidente con il vistoso gap rialzista lasciato dai prezzi il 15 luglio 2009. I 400 punti circa che separano le quotazioni attuali dai 1800 punti significano un potenziale di ribasso del 18% circa. Un primo segnale che l’indice high tech, e di conseguenza anche gli altri principali mercati azionari che risentono, spesso anche in modo molto diretto, della correlazione con questo (ad esempio l’indice di correlazione tra Nasdaq e Ftse Italia All Share viaggia intorno al valore di 0,9 da circa due mesi a testimonianza di un legame molto stretto tra i due panieri e si è mantenuto molto elevato negli ultimi due anni), verrebbe al di sotto dei 2145 punti, dove i prezzi hanno lasciato un gap rialzista il primo dicembre scorso. Un ulteriore supporto al di sotto del quale il quadro grafico si confermerebbe negativo si colloca a 2075 circa.

Ecco quindi che si delinea una possibile strategia per quello che riguarda la futura operatività: fino a che area 2145 non verrà violata la attuale fase di ripiegamento può essere considerata come una innocua pausa dell’uptrend precedente, che potrebbe quindi riprendere senza subire grossi danni. Al di sotto di area 2145 potrebbe essere opportuno iniziare a ridurre l’esposizione sull’azionario, continuando con la chiusura delle posizioni al di sotto di 2075. In area 1800 circa sarebbe invece possibile iniziare a costituire nuove posizioni. Solo sotto quota 1700 il ribasso non potrebbe più essere considerato una correzione dell’ascesa in atto dai minimi di marzo ma rischierebbe di dimostrarsi la ripresa del trend discendente costruito fin dal top del 2007, con il rischio di vedere nuovamente testata area 1250/300 almeno.

In che tempi potrebbe realisticamente realizzarsi il test dei 1800 punti? Ipotizzando una velocità di discesa simile a quella vista in media nel corso delle due fasi di chiaro orientamento ribassista disegnate a partire dal top di fine 2007 il target dei 1800 punti potrebbe venire raggiungo già entro la fine del mese di febbraio, più probabilmente entro il mese di marzo. La ripresa del trend rialzista, evento che verrebbe segnalato dal superamento dei massimi di inizio anno in area 2325, permetterebbe al contrario il superamento del 66% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007 prospettando il raggiungimento in tempi brevi di area 2590 dove i prezzi hanno lasciato un gap ribassista nel gennaio 2008. Considerazioni analoghe a quelle avanzate per il Nasdaq sono proponibili anche per l’Eurostoxx 50. L’indice ha violato il 20 gennaio la linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009 accelerando poi al ribasso e lasciandosi alle spalle la media mobile a 100 sedute, ora passante in area 2880 (la stessa media funziona invece ancora da supporto per il Nasdaq dal momento che transita in area 2165). Una prima conferma in favore di una evoluzione ribassista di una qualche rilevanza, a seguito della quale alleggerire il portafoglio azionario, verrebbe al di sotto dei 2750 punti. In quel caso il rischio di discese fino in area 2400 sarebbe elevato, anche se un primo supporto significativo si colloca già a 2550. Il rischio che si profila all’orizzonte per il listino delle blue chip europee è quindi di un ribasso compreso tra il 10% ed il 15% nelle prossime settimane, un movimento di ampiezza sufficiente a giustificare un alleggerimento del portafoglio e successivamente una sua nuova integrazione una volta maturata la correzione. Solo discese al di sotto dei 2250 punti renderebbero difficile continuare a sostenere l’ipotesi che il ripiegamento può essere considerato una fase correttiva del rialzo visto nell’ultimo anno costringendo invece a considerare i minimi di area 1750 come il target successivo.

L’investitore domestico che non volesse seguire le evoluzioni di panieri stranieri per determinare le scelte relative al proprio portafoglio (ma in un mondo globalizzato la strategia di adattarsi a quanto dettato dai mercati più liquidi, e quindi più ricettivi ai mutamenti di sentiment, si dimostra spesso vincente) può tenere comunque sotto controllo anche il nostro mercato. I punti chiave per il Ftse Italia All Share, che viaggia ormai da alcune sedute al di sotto della media mobile a 100 giorni, resistenza in area 23500, sono collocati a 21900, 19250 e 18000. In caso di violazione del primo dei supporti indicati la fase di ripiegamento in atto dal top di gennaio si confermerebbe qualche cosa di più di una semplice pausa dell’uptrend, introducendo al test di area 19250, 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009. Solo sotto area 18000 le prospettive di vedere rimbalzare nuovamente i prezzi verrebbero indebolite, sostituite dal rischio di nuove discese in area 13500, sui minimi dello scorso anno.

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