
Di rumor in rumor il titolo Telecom Italia continua a guadagnare terreno a Piazza Affari. L’annunciata e “pluri-smentita” ipotesi di una fusione con Telefonica ha portato l’azione del big italiano della telefonia persino a 1,175 euro facendogli superare anche gli ostacoli di area 1,15. Gli annunci odierni di Repubblica su un via libera del governo (ma dal governo smentiti) sulle nozze italo-spagnole sicuramente influenzano questi recuperi, però va osservato che i movimenti di oggi sono in scia a rialzi già partiti lo scorso 26 gennaio.
Già i volumi del 22, quando le prime ipotesi di fusione carta contro carta fra Telefonica e Telecom con successiva opa cominciavano a circolare sulla carta stampata, erano nettamente superiori alla media mensile. Insomma, vera o no che sia l’ipotesi di una fusione con gli spagnoli, il titolo reagisce a questi rumor. Se si considera che viaggiava su 1,00-1,02 euro alla loro uscita, si può dedurre che il premio standard che di solito circola in caso di opa permetterebbe un allungo fino a quota 1,25-1,30 euro.
L’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom, in realtà ha da tempo bocciato come penalizzante una simile valorizzazione del titolo e anche le ipotesi di creazione di una holding a monte con gli azionisti di Telco rischia di creare ancora due valutazioni diverse fra grandi soci e piccoli azionisti.
Il vero problema per il momento sembra, però, quello della posizione del governo che non può nazionalizzare la rete che appartiene da tempo a dei privati, ma non può neanche permettere a cuor leggero che un asset tanto strategico, e già oggetto in passato di abusi, passi in mani straniere.
Nel frattempo almeno in Argentina la linea dell’esecutivo di Buenos Aires sembra un po’ più morbida dopo le dichiarazioni della Marcegaglia che ha chiesto più sostegno agli italiani e le contestazioni della linea dura di Buenos Aires su una cessione entro i termini previsti (e contestati dalla stessa Telecom) del 25 febbraio. Il capo di Gabinetto Fernandez ha accennato alle responsabilità di Telefonica e forse qualcuno si comincerà a chiedere se non siano gli spagnoli più che gli italiani i responsabili di questa concentrazione su quel mercato. Ovviamente una simile apertura si dissolverebbe come neve al sole se davvero asset spagnoli e italiani confluissero in un’unica società.
D’altra parte più di un indizio suggerisce dei vivaci rapporti politici ed economici tra la Spagna e l’Italia: si tratta di legami importanti perché, come noto, Telecom Italia è da tempo un tema non solo economico, ma anche politico in quanto l’unico network che potrebbe consentire una rete di nuova generazione a costi competitivi è quello controllato da lei. Gli intrecci fra Spagna e Italia – il più grande azionista singolo di Telecom Italia è appunto la spagnola Telefonica – però di recente si sono anche moltiplicati e diventano particolarmente suggestivi, viste le manovre iberiche di Mediaset, le voci su un prossimo interessamento di De Agostini ad altri asset televisivi (sempre in Spagna), le nuove indiscrezioni su nuovi progetti di Abertis in Italia… Se l’operazione di fusione fra Telecom e Telefonica (con o senza ingresso dei Fossati al posto dei Benetton) sia verosimile o meno è però difficile da dire. Finora in mezzo a tanto fumo, non si è visto tanto arrosto.
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