
Tutti insieme in Banca d’Italia per trovare una soluzione al difficile caso di Delta, società del credito al consumo collegata a esponenti di spicco della finanza di San Marino e un certo numero di creditori intenzionati a chiudere il dossier. Oggi la quotata Sopaf ha annunciato l’incasso di una prima tranche di 10 milioni di euro sul caso per la cessione delle proprie quote del 15,95% di Delta che passerà alla Cassa di Risparmio di San Marino. La finanziaria dei Magnoni che credeva una volta nella formazione di un grande polo del credito al consumo che inglobasse anche Delta incasserà per questa operazione altri 25 milioni di euro, quindi si potrebbe immaginare un valore complessivo di Delta sui 220 milioni di euro. In realtà, però, il calcolo del valore di Delta risulta assai più complesso in quanto i debiti per circa 3,3 miliardi di euro sono assai superiori al capitale proprio della società e rappresentano la vera leva delle manovre delle banche sul gruppo.
Intesa Sanpaolo ha già sottolineato un interesse per Bentos, Sedicibanca, Plusvalore e Carifin Italia e sarebbe spinta proprio dalle complessa natura dei propri rapporti con il gruppo, dalle esposizioni e dalle garanzie che la coinvolgono più che da manovre di crescita nel mercato del credito al consumo. Il caso è però complicato anche dalle posizioni di molti altri creditori (da Unicredit a Barclays) che vorranno tutelare i propri interessi e ottenere delle quote eque in caso di spartizione dei titoli.
In seguito ad accertamenti della Banca d’Italia risalenti allo scorso febbraio (e di successivi provvedimenti del Tribunale di Forlì) si è scoperto che la Cassa di risparmio di San Marino controllava illegalmente (e indirettamente) il gruppo. La Cassa non poteva infatti essere autorizzata al controllo “in relazione sia alle carenze del sistema antiriciclaggio sammarinese rilevate in sede internazionale, sia all’assenza di un accordo di collaborazione tra le Autorità di vigilanza dei due Stati” (così Banca d’Italia Ndr).
Di recente Mario Fantini si è visto bocciare dal Tar del Lazio proprio il ricorso contro i provvedimenti di via Nazionale che il 23 aprile scorso aveva revocato alla stessa Cassa di Risparmio di San Marino l’autorizzazione alle partecipazioni nel capitale di Delta. Gli intrecci tra le due sono ben rappresentati dal fatto che Mario Fantini è il fondatore di entrambe le società. Così si giunge agli incontri settimanali tra le parti presso Banca d’Italia e alle manovre di ricapitalizzazione per 150 milioni di euro della Cassa di San Marino a cui, rivela Il Sole 24 Ore, potrebbero aggiungersi altri 200 milioni di bond subordinati. L’obiettivo generale sembra quello di salvare il salvabile di Delta: come ne uscirà fuori quella che era la tredicesima società italiana di credito al consumo solo tre anni fa è però ancora impossibile da dire. Di certo debiti per 3,3 miliardi di euro pesano anche sulle spalle larghe di gruppi come Intesa o Unicredit.
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