
Ancora grandi manovre in Intesa Sanpaolo. Grandi soci del gruppo come la Compagnia di Sanpaolo (9,88%) o la Fondazione Cariplo (4,68%), come la Cassa di risparmio di Padova e Rovigo (4,1%) o la Carisbo (2,1%) sembrano avere approvato unanimemente l’elezione di Marco Morelli a direttore generale vicario del gruppo e guida della Banca dei Territori.
Morelli si affianca così a Gaetano Miccichè che continua a guidare il corporate e investment banking, entrambi fanno capo a Corrado Passera, ceo del gruppo. Secondo indiscrezioni di stampa, Angelo Benessia, numero uno della torinese Compagnia di Sanpaolo, e Giuseppe Guzzetti, presidente della Cariplo, avrebbero contattato in prima persona Morelli, già cfo e vice-direttore generale di Mps, per proporgli la candidatura. Non può dunque sorprendere questa generale aria di convergenza che, però, ha lasciato freddi il Comune di Torino e la Regione Piemonte in un gelido no comment.
Le manovre devono ancora concludersi con il rinnovo delle cariche al consiglio di gestione e la riconferma o meno al suo vertice del “torinese” Enrico Salza, quindi si gioca ancora su più tavoli, ma l’impressione generale è che l’atteso blitz torinese, dopo la crescita della Compagnia Sanpaolo al 9,88% del gruppo, non ci sia stato.
Qualche altro spunto potrebbe venire dalla vicepresidenza del consiglio di sorveglianza per cui concorrerebbero Elsa Fornero e Alfonso Iozzo come rappresentanti dell’ala “torinese”. In definitiva molti hanno letto le ultime nomine come una vittoria del tandem Giovanni Bazoli-Corrado Passera, che sarebbero riusciti a fare quadrato sulla Banca dei Territori.
I dossier che la banca dovrà affrontare nei prossimi mesi rimangono, però, più aggrovigliati che mai.
Entro il 20 febbraio bisognerà trovare un sistema per evitare che l’Antitrust, in attesa dal tempo della fusione di un disimpegno dei francesi del Credit Agricole, commini a Intesa una multa da almeno 500 milioni di euro. Come noto i francesi hanno una quota del 5,8% della banca italiana in portafoglio e hanno anche stretto un patto con Generali (5,07%) per poter dichiarare strategica una fetta di Intesa che avrebbero dovuto cedere con l’acquisizione di Cariparma e Friuladria.
Antonio Catricalà, massimo arbitro della concorrenza in Italia, ha già atteso a lungo un disimpegno e questa volta potrebbe comminare una sanzione che in prima istanza colpirebbe Intesa Sanpaolo, impegnatasi con l’Authority a nome dei francesi e ora in una posizione alquanto scomoda.
Il Credit Agricole, che sembra intenzionato a non cedere le proprie quote o a congelarne il diritto di voto, avrebbe proposto l’assegnazione a un trust delle proprie partecipazioni, secondo un sistema abbastanza diffuso sul mercato, ma che potrebbe non fornire in concreto garanzie sufficienti all’Authority. Qualcuno dalle parte di Intesa Sanpaolo affila, perciò, le lame.
In passato la Compagnia di Sanpaolo ha già valutato le eventuali contromosse in caso di sanzioni da parte di Catricalà. In particolare i francesi, al tempo in cui erano soci del patto di sindacato di Intesa e avevano dei propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione, sarebbero stati non solo informati dei vincoli concorrenziali imposti alla manovra di fusione, ma ne avrebbero permesso l’attuazione con il proprio via libera ufficiale.
Questo potrebbe portare a una rivalsa di Intesa sul Credit Agricole. Una causa della partecipata alla propria azionista che dovrebbe venire in un momento in cui i delicati equilibri azionari della banca si ridisegnano di continuo e Generali-Agricole hanno sicuramente il loro peso. Fra le questioni calde rimane anche quella del caso Fideuram che, però, sembra essere stata congelata dal management, che ha detto di volere quotare questo asset entro l’anno, ma da tempo non fornisce indicazioni più chiare al mercato. La via delle cessioni, necessaria al rafforzamento patrimoniale del gruppo, rischia insomma di dimostrarsi in salita.
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