
Stmicroelectronics, il più grande costruttore europeo di microprocessori, si presenta al futuro dell’energia verde senza memoria. Già perché l’evoluzione del mercato ha imposto negli ultimi anni ai principali operatori del settore hardware delle scelte nette per quel che riguarda le flash memory, ossia quelle memorie che finiscono nelle card delle nostre macchine fotografiche, dei nostri telefonini, nelle nostre chiavette Usb e mantengono i nostri dati anche quando stacchiamo la corrente. Si tratta di un settore dai volumi immensi e in lieve miglioramento nel 2009 rispetto al 2008, tuttavia si tratta anche di un business molto “capital intensive” che ha imposto ai player lo spostamento degli impianti in Cina, a Singapore e nell’Estremo Oriente per abbattere i costi della manodopera e rimanere sul mercato.
Alla fine anche Stmicroelectronics, che aveva racchiuso le sue attività nel settore nella Numonyx cui partecipavano anche Intel e Francisco Partners, ha deciso di vendere e di disimpegnarsi. Micron, società quotata sul Nasdaq e attiva in questo settore, ha infatti promosso un’offerta carta contro carta per Numonyx e messo sul piatto 140 milioni di titoli propri. In questo modo Stm cede alla società americana il 48,6% di Numonyx e le obbligazioni trentennali che questa le doveva rimborsare.
La società franco-italiana ottiene, anche tenendo conto dei 77,8 milioni di dollari da versare a Francisco Partners, circa 66,6 milioni di titoli di Micron del valore di 9,08 dollari ciascuno. Stm ottiene inoltre il trasferimento dell’impianto M6 di Catania nato inizialmente proprio per lo sviluppo di memorie flash e mai realmente diventato operativo. Si tratta di una base operativa che proietta i piani del colosso guidato da Carlo Bozotti verso il nuovo business del fotovoltaico.
Già lo scorso maggio Stm aveva annunciato la creazione di una joint venture con Sharp ed Enel Greenpower per la produzione di pannelli fotovoltaici in Sicilia. La capacità produttiva annuale dovrebbe raggiungere i 160 MW inizialmente per poi crescere fino a 480 MW. Attraverso risorse proprie, project financing e incentivi statali dovrebbero essere messi sul piatto circa 320 milioni di euro. Risorse che serviranno ad avviare la produzione di pannelli solari a film sottile con tripla giuntura particolarmente adatti per gli impianti di medie e grandi dimensioni.
L’obiettivo è quello di distribuire questa tecnologia in Europa, nel Medioriente e in Africa.
I nuovi prodotti dovrebbero essere attraenti anche perché adatti alle elevate temperature e perché meno soggetti alle oscillazioni del prezzo del silicio per via del più basso impiego di questo materiale nella loro produzione. In Sicilia, dove già Enel è presente con il progetto innovativo Archimede, che sfrutta la tecnologia del solare termodinamico, Stm controlla uno dei suoi impianti più importanti e potrebbe cogliere l’occasione di questa nuova opportunità di business per attivare definitivamente l’impianto M6 tanto innovativo quanto inutilizzato. Alleggerita del peso delle memorie ora il gigante dei chip potrebbe puntare sul Sole.