
Eolo si sarebbe preso i pedaggi aeroportuali, mentre ad Arianna sarebbero toccati i ricavi della lotteria nazionale. L’ultima inchiesta del New York Times sul ruolo di Goldman Sachs e JP Morgan nel mascheramento del debito greco chiama però in causa anche l’Italia che nel 1996 avrebbe firmato un swap su valuta con JP Morgan per ottenere più fondi e una spinta importante per l’ingresso in Europa.
Il vantaggio dei derivati che i giganti di Wall Street vendevano a paesi come la Grecia e l’Italia per abbellire i propri bilanci era che non figuravano come nuovo debito, ma semplicemente come cessioni. Per questo Roma e Atene, nonostante un debito superiore al 100% del proprio Pil, sarebbero riuscite a promuovere manovre di peso sul deficit senza incrementare il debito pubblico. Con un po’ d’ironia i derivati che alleggerivano il deficit greco prendevano nomi mitici come Eolo o Arianna.
La tesi del New York Times segue da poco un articolo firmato da Beat Balzli su Der Spiegel che sosteneva in pratica le stesse teorie: la banche d’affari americane aiutarono i paesi deboli d’Europa nel maquillage dei conti pubblici a base di derivati che furono contrabbandati per semplici cessioni. In pratica con swap su valute e flussi di cassa paesi come Italia e Grecia avrebbero ottenuto denaro fresco senza intaccare il debito, ma avrebbero anche appesantito i propri bilanci futuri con degli impegni via via più gravosi. In pratica, sottolinea il New York Times, il meccanismo dei mutui subprime che prestavano soldi a chi non aveva garanzie sufficienti in cambio di oneri crescenti nel tempo, sarebbe stato applicato anche a stati sovrani dell’unione monetaria del Vecchio Continente.
La questione chiama in causa direttamente Bruxelles che dovrà rivedere i meccanismi di analisi dei bilanci delle nazioni Ue e ricavare fra i parametri da tenere d’occhio un posticino anche per i derivati. La stessa credibilità dell’Unione a questo punto passa per la solidità dei bilanci dei suoi componenti e il sospetto che, come per i derivati delle regioni italiane, strumenti meno trasparenti siano stati utilizzati per camuffare il deficit di alcune nazioni cresce.
Il ruolo di grandi banche d’affari come Goldman Sachs e JP Morgan (ma sarebbero molte di più) potrebbe diventare sempre più rilevante anche nei meccanismi di privatizzazione e indebitamento delle nazioni. Se il deficit della Grecia per coprire le spese del sistema sanitario viene coperto con degli strumenti finanziari proposti da una banca di Wall Street, tutto il paradigma delle garanzie che sostengono il mercato viene rimesso in forse.
Eppure lo scorso novembre un team di Goldman Sachs guidato dal suo presidente Gary D. Cohn avrebbe proposto al governo greco proprio degli strumenti di finanziamento per la riduzione del deficit sanitario: dopo il no di Atene si è aperta quella voragine che tutti vediamo da alcune settimane e che sta mettendo a rischio la stessa Unione Europea. La Grecia deve al mondo circa 300 miliardi di dollari: anche senza il rischio che una botola finanziaria riveli nuovo debito, gli effetti di un default sarebbero globali. Ancora una volta la mancanza di trasparenza rischia di metterci tutti con le spalle al muro.
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