
Un lustro difficile quello del Banco Popolare. Il gruppo nasce nel 2007 con la fusione della Popolare di Verona e Novara con la Bpi prima guidata da Gianpiero Fiorani. Dopo anni di difficile riassetto dei conti scoppia il caso Italease che rimette a rischio i bilanci del gruppo e impone degli esborsi miliardari. Oggi il gruppo guidato da Carlo Fratta Pasini e Pier Francesco Saviotti è alle prese con nuovi riassestamenti.
L’obiettivo è il rafforzamento patrimoniale è in parte stato raggiunto con la sottoscrizione di Tremonti Bond per oltre 1,4 miliardi di euro e sarà corroborato con la prossima emissione di bond convertibili per oltre un miliardo di euro. Già si è sotto il 7% di Tier 1, ma questo ancora non basta, specialmente in vista di possibili restrizioni sui criteri di patrimonializzazione che potrebbero venire dalle nuove regole di Basilea III.
Gli accordi di inizio febbraio con il gruppo di Statuto hanno però coinvolto esposizioni per ben 1 miliardo di euro che dovrebbero ora scendere a circa 700 milioni di euro se tutto andrà in porto come previsto. In particolare le posizioni a rischio riguardano 21 leasing di cui 20 nel settore immobiliare e per ora tutto sembra promettere un alleggerimento del rischio per il Banco, sebbene diverse condizioni vincolino ancora la sigla di un accordo definitivo previsto entro marzo. Italease è anche in questo caso strettamente coinvolta nelle manovre del Banco che ha spalmato questo debito da 1 miliardo quasi tutto sulla bad bank Release lasciando a Italease 147 milioni di euro di esposizioni. Le pesanti manovre di ricapitalizzazione dettate in gran parte proprio dal dossier Italease hanno inoltre suggerito delle cessioni di asset fra le quali spiccano Factorit e la Cassa di Risparmio di Pescara che potrebbe valere sui 200 milioni e interessare diversi player del settore.
Nulla di definitivo sarebbe stato deciso in proposito, mentre si attendono novità su un recente fascicolo appena apertosi: quello del controllo della Cassa di Risparmio di Lucca che diventa totalitario con l’esercizio da parte della Fondazione della opzione put sul 20% del capitale ancora in suo possesso. Si parla di una quota del valore di 324 milioni di euro per la quale sembra ormai certo un risarcimento misto fra titoli del Credito Bergamasco e cash. Il calendario conferma per la fine di marzo l’uscita del bilancio 2009. Per quella data probabilmente altri dossier ancora (come quella dell’offerta sulle polizze emesse da Bipielle) troveranno una soluzione, si spera anche che si inizino a intravedere i segni di una ripresa dell’economia reale che sicuramente serve anche al Banco.
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