
Alla fine un pezzo di carta dall’Agricole, l’Antitrust lo ha avuto. Questa volta infatti il processo di cessione delle quote di Intesa Sanpaolo in pancia al gigante francese è stato rigidamente regolamentato. Il mercato ne esce vincitore, l’Agricole incassa un ulteriore successo, perché a latere a questo accordo con l’Authority si impegna a comprare altri 150-200 sportelli da Intesa e quindi a estendere fino a 900 filiali la sua rete italiana.
Dopo il caso di Bnp Paribas-Bnl un altro gigante francese diventa di dimensioni nazionali nel Bel Paese: ma il mercato bancario d’Oltralpe è tanto liberalizzato? La domanda sorge spontanea, ma sarebbe difficile non vedere anche lo scarso interesse dimostrato dai nostri gruppi finanziari nella penetrazione del retail dei mercati maturi: gruppi come Intesa, Unicredit ed Mps sono praticamente inesistenti in Francia.
L’accordo preso con l’Antitrust stabilisce comunque una soluzione condivisa per un problema che si trascinava dalla fusione fra Intesa e Sanpaolo Imi. Prevista la creazione di un trust guidato da uno o più monitor trustee di gradimento dell’Authority che vigileranno sulla gestione delle quote di Intesa in pancia al concorrente francese Agricole.
La Banque Verte dovrà entro l’anno cedere lo 0,8% del capitale di Intesa e quindi cedere entro luglio dell’anno prossimo un altro 3% riportandosi al massimo al 2% del capitale di Intesa. Nel consiglio di sorveglianza saranno eletti pro quota un candidato e un sostituto indipendenti e di chiara fama. La cessione del 3% del capitale di Intesa dall’anno prossimo dovrà però avvenire a un prezzo minimo già fissato, ma non reso pubblico (qualcuno parla di 4 euro per azione contro i 2,6 euro a cui il titolo scambia attualmente). Se questa operazione di cessione non andasse in porto, le quote sarebbero affidate a una banca d’affari terza e i corrispondenti diritti di voto sterilizzati. Sulla carta il conflitto di interessi dovrebbe essere stato risolto, i francesi, grazie al nuovo trust, non saranno tenuti a svalutare le proprie quote e riusciranno anzi a crescere con l’acquisto di nuove filiali. Ci sono voluti più di tre anni per ottenere queste garanzie, forse davvero troppo.
gggrrr
06 mar 2010 - 14:24 - #1francesi di mierdda
gggrrr
06 mar 2010 - 14:31 - #2ma smettetela di dire boiate ! ma quale maturo! qualche anno fa la banca unicredit stava acquisendo la banca francese socgen,ma tutto come sempre è stato bloccatto dal governo francese!
vorrei ricordare che il mercato francese non brilla ne di competività ne di presenze di gruppi stranieri in nessun settore della sua economia.
questo certo è un bene per l’economia francese ma non è un bene per il resto d’europa!!!