
Le continue tensioni sui mercati finanziari internazionali, le oscillazioni dell’euro e del dollaro, le incertezze sulla nuova mappa del potere mondiale all’indomani della crisi hanno messo sull’altalena anche le società del settore petrolifero. Ne risente anche la politica degli investimenti delle grandi oil company e quindi a catena i risultati dei “tecnici” del settore come Saipem. Dopo i balzi delle ultime sedute, il Wti ha ripiegato al di sotto degli 80 dollari.
Eppure i contrasti internazionali per l’accaparramento delle risorse negli ultimi giorni si sono moltiplicati. Basta ricordare le nuove perforazioni dell’Iran nel Mar Caspio che hanno irritato tutti i vicini dall’Azerbaigian alla Russia. Dall’altra parte del mondo le Isole Falkland sono ridiventate il centro di una crisi internazionale dopo che la britannica Desire Petroleum ha cominciato la perforazione del pozzo di Liz.
L’Argentina ha colto l’occasione per riaccendere il conflitto sulla sovranità in queste isole e Buenos Aires sembra che abbia ottenuto l’appoggio alle proprie rivendicazioni da parte di altri paesi sudamericani. Diversi interrogativi nascono però anche all’interno dell’industria: la domanda cinese riuscirà a contrastare la crisi della raffinazione? Il ciclo attuale degli investimenti riuscirà a soddisfare le esigenze di una platea di consumatori che dopo la crisi potrebbe espandersi a dismisura? Nel frattempo anche l’italiana Saipem viene influenzata da un contesto ancora fluido e incerto.
L’ultima grande novità del settore è quella della maxiofferta di Schlumberger per Smith International: alle indiscrezioni della fine della scorsa settimana è seguita una conferma ufficiale da parte delle due società. Un accordo carta contro carta sancisce la fusione fra le due compagnie del settore dei servizi petroliferi e valuta 45,84 dollari ogni titolo Smith facendo schizzare i prezzi in Borsa.
Si tratta forse della più grande operazione del settore dei servizi petroliferi registratasi negli ultimi anni nel mondo del greggio a stelle e strisce: dovrebbe nascerne un colosso da oltre 31 miliardi di dollari di ricavi con sinergie pre imposte che potrebbero raggiungere i 320 milioni di dollari nel 2012. Nonostante lo scambio azionario il mercato ha reagito alla novità e ieri Saipem è riuscita a guadagnare terreno grazie alla valutazione dei multipli sottintesi nel merger americano: nel 2012 la nuova società Usa dovrebbe avere un ev/ebitda di circa 6,6 contro i 6,5 previsti per Saipem nel 2011. Le sfide per il futuro non mancano, soprattutto nel campo della tecnologia.
Quello che ha preoccupato molti analisti a fine 2009 è stato il deterioramento degli ordinativi registrato dalla società italiana: i livelli pre-crisi dovrebbero essere recuperati soltanto nella seconda metà di questo esercizio. Nonostante gli investimenti per diversi miliardi di euro nell’ultimo triennio anche i prossimi anni richiederanno nuovi capitali. Negli anni a venire i capex dovrebbero scendere ancora, ma il loro livello rimane elevato. Il titolo da marzo a oggi ha messo a segno un recupero di tutto rispetto passando da 11 a oltre 25 euro: proprio sulla barriera dei 25,3 euro si sono però impigliati i prezzi nel corso di questo 2010 e, senza uno scatto più deciso oltre l’ostacolo, il rischio di ritracciamenti anche consistenti si fa ogni giorno maggiore, come dimostrano anche gli affondi di inizio febbraio a 22,61 euro. Una rinnovata attenzione del mercato e una maggiore visibilità degli investimenti futuri in campo petrolifero a livello globale potrebbero senz’altro regalare più sprint ai corsi in questo momento di incertezza.
rin tin tin
23 feb 2010 - 13:26 - #1Sarà meglio che si attrezzino tutti per i prossimi anni di penuria. Tutti gli esperti lo dicono: non c’è ancora una politica globale convincente e condivisa sull’emergenza gregio che già nel prossimo decennio (30-40 dovrebbe essere l’autonomia dell’oro neto) potrebbe rimescolare il mazzo dei poteri mondiali. Tecnologia e investimenti anche in chiave anticiclici senza guardare all’eps trimestrale sono l’unica alternativa possibile alle solite guerre tra poveri