Nel corso della settimana appena conclusa i principali indici di Piazza Affari hanno inviato segnali di ripresa convincenti. In particolare il ritorno del Ftse Italia All Share al di sopra dei 22000 punti può rappresentare un primo indizio di mutamento di scenario favorevole al rialzo.
Le quotazioni hanno infatti superato lasciandosi alle spalle area 22000 sia la linea di tendenza ribassista tracciata dai massimi di inizio anno, sia il lato superiore della fase laterale disegnata a partire dal top dell’11 febbraio, una zona vischiosa che necessitava di una motivazione forte da parte del mercato per essere lasciata alle spalle. Intendiamoci, per il momento i segnali di ripresa sono favorevoli ad una correzione che ritracci una porzione consistente del ribasso subito dal top di gennaio a quota 24463. Da qui a parlare di inversione di quella tendenza ce ne corre, sarebbe solo il superamento dei 23100 punti a lasciare ben sperare anche in ottica di medio periodo. Fino a quel momento quindi la reazione può essere sfruttata per impostare operazioni al rialzo ma con orizzonte temporale breve. Tra i titoli che potrebbero essere presi in considerazione per cavalcare il rimbalzo ve ne sono due che proprio nell’ultima settimana hanno inviato segnali di risveglio dopo una lunga fase negativa, Finmeccanica e Mediaset, che potrebbero mettere a segno un rimbalzo esteso proprio in virtù dell’ampiezza del terreno perso nelle settimana precedenti.
Per Finmeccanica il motivo scatenante del rimbalzo è stata la notizia di una possibile commessa da 590 milioni di euro per la produzione di 12 elicotteri AW101, il 3% dell’obiettivo di raccolta ordini per il 2010. La diversificazione del portafoglio del gruppo, che guarda non solo alla difesa ma anche ai trasporti, all’elettronica ed all’aerospazio dovrebbe permettere a Finmeccanica di uscire a testa alta dalla attuale situazione di crisi economica. La reazione delle ultime sedute ha preso corpo successivamente al test in area 9 euro dei minimi dello scorso aprile e può contare sulla base offerta in quell’area dalla fase laterale disegnata dai prezzi a partire del 9 febbraio. Il titolo viaggia da quasi un anno e mezzo all’interno di un’ampia fase laterale, delimitata inferiormente dal supporto di area 8,50 euro e superiormente dalla resistenza di area 12,50. La recente reazione è scaturita quindi in prossimità della base del trading range e potrebbe tentare ora di attraversarlo nella sua interezza. Segnali favorevoli al proseguimento del rialzo verso i 12,50 euro verrebbero in prima battuta da movimenti oltre quota 10,41, lato superiore dal gap ribassista del 29 gennaio (area 10,40 si candida quindi come primo obiettivo dell’ascesa in caso di proseguimento della attuale reazione), successivamente oltre area 10,85, dove transita la media mobile a 200 sedute, coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top dello scorso ottobre. Portandosi al di sopra di questo ostacolo il titolo potrebbe puntare al test dei 12,50 euro con la sola interposizione della resistenza di area 11,40. Di ben altra portata sarebbe invece il superamento di area 12,50: la lunga fase laterale disegnata negli ultimi mesi potrebbe essere considerata in quel caso un pattern di inversione (una sorta di triplo minimo, anche se forse non da manuale) capace di sostenere movimenti che potrebbero puntare fino al raggiungimento dei 16,00/16,50 euro. Meglio in ogni caso ragionare, almeno per il momento, per gradi, individuando in area 10,40 un primo e decisamente meno ambizioso target per il rialzo. Eventuali storni fino in area 9,20/30 non danneggerebbero le possibilità di assistere a movimenti in area 10,40. Sotto i 9 euro rischio invece di test della base della citata fase laterale in area 8,50. La violazione anche di questo supporto rappresenterebbe un momento molto difficile per il titolo, introduttivo alla ripresa del trend ribassista in atto dai massimi del 2007.
Mediaset ha trovato invece la forza per reagire al ribasso subito dal top di inizio anno a 5,94 euro grazie, oltre alla promozione di alcuni broker tra i quali JP Morgan (che ha portato il giudizio sul titolo a “overweight” da “neutral” e ne ha alzato il target price a 6,60 euro da 5,60, inserendo al contempo il titolo nella lista delle “top picks”), anche alle parole di Giuliano Adreani, amministratore delegato del gruppo editoriale, che stima una crescita della raccolta pubblicitaria per il 2010 dopo il calo subito nel 2009 (stimato nell’ordine dell’8%) e prevede un buon andamento della clientela nel digitale a pagamento. Il titolo parte del resto già da una situazione grafica positiva: i minimi di febbraio a 5,18 euro sono stati toccati in prossimità del 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi dello scorso novembre e della media mobile a 100 sedute, due elementi che permettono di considerare la discesa vista nelle ultime settimane come una semplice correzione del precedente rialzo. La tenuta del supporto a 5,15/20 euro e la rottura della resistenza a 5,55 mettono il titolo in corsa per il test del picco di gennaio a 5,94 euro. Sarebbe tuttavia solo il superamento di questi livelli, o meglio di area 6 euro, dove si colloca il 38,2% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2005, a permettere il proseguimento del trend rialzista iniziato lo scorso marzo anche nel medio termine, con obiettivo sul ritracciamento successivo nella scala di Fibonacci, il 50%, posto a 7 euro, e resistenza intermedia a 6,40, lato superiore del canale che sale dai minimi del 2009. Solo la violazione della base di questo canale, passante a 5 euro circa, potrebbe mettere seriamente in discussione il potenziale rialzista del titolo. Primo target in quel caso a 4,69 euro, base del gap lasciato dai prezzi l’11 novembre scorso, poi forte supporto a 4,35 euro.
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