Fastweb e Telecom Sparkle a rischio commissariamento per irregolarità miliardarie

pubblicato: mercoledì 24 febbraio 2010 da riva

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Quello che coinvolge Fastweb e Telecom è già un caso di dimensioni internazionali, ma rischia di avere conseguenze economiche e politiche di primo piano per il Bel Paese, nonostante la svizzera Swisscom sia da tempo il socio di controllo della compagnia della fibra ottica. Le dimensioni inevitabilmente politiche di quanto sta emergendo dalle indagini si possono riportare non solo all’arresto di Nicola di Girolamo, senatore Pdl già accusato di avere utilizzato l’appoggio della famiglia calabrese della ‘Ndrangheta Arena per essere rieletto nei seggi esteri e in particolare dalla città di Strasburgo, ma perché rischia di entrare nell’inchiesta anche il nome di Riccardo Ruggiero, ex presidente di Telecom Italia Sparkle e figlio dell’ex ministro degli esteri del Pdl Renato Ruggiero. A legami con ambienti politici riportano anche le frequentazioni di Gennaro Mokbel, misterioso personaggio che avrebbe collegato Nicola Di Girolamo alla famiglia degli Arena e che avrebbe gestito la complessa rete di cartiere in cui confluivano i fondi neri ingenti creati con il sistema del carosello.

In pratica un sistema di fatturazioni false avrebbe permesso di evadere imposte per oltre 365 milioni di euro e di creare veri e propri tesoretti esteri non dichiarati. Un mandato di cattura è stato emesso anche nei confronti di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb (ai tempi e.Biscom) che si trovava in Sudamerica, ed è indagato pure Stefano Parisi, altro storico manager di Fastweb e attuale amministratore delegato del gruppo. Arrestato anche Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle.

Il sistema utilizzato per creare credito d’imposta in Italia e fondi neri all’estero attraverso delle “cartiere” era quello del “carosello”, una delle frodi fiscali più diffuse. Soltanto nel primo semestre del 2009 sono stati scoperti e denunciati in Italia giri di fatture false con evasioni d’Iva per 1,5 miliardi di euro. I fondi neri creati tramite catene societarie in Italia e all’estero (fra queste ci sarebbero Acumen, I Globe, Telefox e Broker Management) rimpallavano tra i paradisi fiscali di mezzo mondo e sparivano.

Da dove venivano questi soldi? Da Iva che in realtà spariva all’estero mentre le società accumulavano crediti di imposta immotivati. Le cifre sono appunto enormi e adesso Fastweb e Tim Sparkle rischiano il commissariamento che è già stato chiesto dal pubblico ministero. Le due società controllano migliaia di chilometri di fibra ottica in giro per l’Italia e per il mondo: in gioco ci sono asset di primo piano della telefonia italiana.

Sia Fastweb che Telecom Italia si sono dichiarati parte lesa in questi procedimenti, né è del tutto nuova la notizia di queste indagini su un giro di fatture false: la stessa Swisscom ha ammesso di essere a conoscenza di queste inchieste quando rilevò il gruppo, qualche altra notizia in merito in passato era stata pubblicata. Adesso Swisscom chiede un chiarimento, con lei il mercato. Nuovi appaiono invece i possibili legami di personaggi coinvolti nella gestione dei fondi neri esteri di Telecom Italia Sparkle e Fastweb con la ‘Ndrangheta e nuova sembra anche l’entità degli importi dovuti allo Stato.

In attesa di un chiarimento Fastweb, la seconda compagnia telefonica italiana, cede in Borsa l’1,66 per cento. Telecom Italia e la sua controllata Telecom Italia Media cedono invece l’1,48 e l’1,82% a Piazza Affari. Ancora una volta la telefonia made in Italy è al centro di uno scandalo. I tempi della giustizia italiana lasciano ipotizzare lunghe attese ed esiti incerti e rendono di dubbia efficacia una sospensione dei titoli dalle contrattazioni: l’operatività dei gruppi interessati, d’altra parte, non pare ancora a rischio (specialmente nel caso di Telecom Italia). Detto questo non si può non osservare che il turbine di privatizzazioni e intercettazioni è finito persino in Carosello e che ancora una volta il futuro dei servizi di telefonia in Italia passa per un tribunale.

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Commenti dei lettori

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  • Mr. Bean

    28 feb 2010 - 20:41 - #1
    0 punti
    Up Down

    Telecom/Fastweb: dai cellulari al cellulare.

    “Operazione PHUNCARDS-BROKER”.

    http://piemonte.indymedia.org/article/7736

    Il Gip Aldo Morgigni della Procura della Repubblica di Roma nel 2005 apre un fascicolo esplosivo (n. 6429/2006 R.G. contro Arigoni Fabio + 55). I reati ipotizzati: associazione per delinquere transnazionale, frode fiscale, riciclaggio ed impiego illecito di denaro, corruzione, brogli elettorali con metodo mafioso.

    L’inchiesta – tutt’ora in corso - investe i più importanti gruppi italiani della telefonia: Fastweb e Telecom Italia Sparkle (Gruppo Telecom). La cifra delle operazioni fraudolente accertate è impressionante: 2.222.519.299,60 euro. Cervello e deux ex machina dell’operazione (unico dominus - almeno per ora - individuato) Silvio Scaglia, numero 1 e fondatore di Fastbew ora in carcere a Regina Coeli. Sempre se il cellulare (scusate lo spirito) riuscirà ad andarlo a prendere.

    Le due società coinvolte nella scandalo, Fastweb e Telecom si dichiarano totalmente estranee ai fatti. E’ davvero così? Non secondo un luminare del diritto e principe del foro genovese. Il Prof. Avv. Vincenzo Roppo. Roppo, che sulla cosa c’ha fondato anche una vittoria processuale storica ha recentemente ottenuto un maxi risarcimento danni di 750 milioni di euro a favore di CIR (causa Cir di Carlo De Benedetti contro Finivest di Silvio Berlusconi). Riprendiamo dal dispositivo della sentenza:

    “ … Silvio Berlusconi non poteva non sapere della corruzione del giudice Vittorio Metta, chiamato nel 1991 a decidere chi dovesse controllare la casa editrice Mondadori. Perchè i soldi finiti al giudice venivano da un conto estero della Fininvest, e Berlusconi era all’epoca il numero uno del Biscione … Sarebbe assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito per finalità corruttive senza che il dominus della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest…”.

    Pienamente accolta quindi a 360° la tesi del Prof. Vincenzo Roppo. E’ “… assolutamente fuori dall’ordine naturale degli accadimenti umani…” che centinaia di milioni di dollari “… siano disposti ed eseguiti per finalità corruttive senza che i dominus della società ne siano a conoscenza e lo accettino…” I vertici della Finivest “ …non potevavo non sapere della corruzione… e pertanto è da ritenere che siano corresponsabili della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest.

    Il magistrato della Procura di Milano Fabio De Pasquale (che attualmente sta indagando sulle tangenti ENI in Nigeria) potrebbe tranquillamente fare copia/incolla delle sentenza CIR/Fininvest, sbianchettare Fininvest/Berlusconi e scriverci sopra ENI.

    Idem con patate gli inquirenti che ora stanno indagando sul nuovo scandalo Fastweb/Telecom.

    Anche il pm Aldo Morgigni potrebbe tranquillamente fare un bel copia/incolla del teorema Roppo, sbianchettare “Fininvest/Berlusconi” e scriverci sopra Telecom Italia e Fastweb.

    Tutto quel fiume di soldi è passato sotto il naso di Tronchetti Provera e Franco Bernabè e nessuno ha visto niente?

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