
La guerra di Sagrate continua. Si sono riaccesi nella prima udienza dell’appello i contrasti legali tra Fininvest e Cir in merito al Lodo Mondadori e al risarcimento da 750 milioni di euro che nel primo appello è stato riconosciuto alla società di De Benedetti. I legali del gruppo del biscione hanno presentato una nuova perizia in cui si sostiene che le operazioni compiute non hanno portato a un danno per le società di De Benedetti ma a un guadagno di 30 miliardi. La perizia è stata curata dai professori Roberto Poli e Paolo Colombo ma i legali di Cir hanno contestato nel merito e nel metodo le conclusioni dei due consulenti sostenendo che avrebbero falsato la realtà del caso e che le azioni Mondadori oggetto del lodo furono valutate in modo arbitrario. La decisione del giudice in merito, come comprensibile, è molto attesa dall’intera comunità finanziaria.
La guerra che ha costretto il gruppo Fininvest a una fidejussione da 806 milioni di euro non è però l’unico problema legale che assilla l’impero economico di casa Berlusconi e il capostipite Silvio attende oggi l’approdo in Cassazione, l’ultima “chance” per un’assoluzione del caso Mills. Come noto l’avvocato David Mills è stato condannato in primo e secondo grado a 4 anni e mezzo di carcere per corruzione giudiziaria. In particolare la Fininvest avrebbe pagato a Mills 600 mila dollari per non parlare in tribunale del proprio coinvolgimento nella struttura di conti esteri e società off shore che avrebbero coperto delle tangenti alla Guardia di Finanza e dei falsi in bilancio emersi nei filoni di indagine su All Iberian. Se i giudici della Cassazione rimandassero la decisione sul caso Mills alla corte di Appello, probabilmente scatterebbe la prescrizione che a cascata influenzerebbe la posizione di Silvio Berlusconi.
Nel frattempo ipotesi di stampa ipotizzano l’utilizzo dei trust (la cui introduzione in Italia è ancora allo studio) per la salvaguardia del patrimonio del premier e soprattutto dell’unità dell’impero che ruota intorno a Fininvest (Mondadori, Mediaset, Telecinco e vari altri asset ancora) che potrebbe essere messo a dura prova dalla separazione di Berlusconi da Veronica Lario e da possibili divergenze tra i vari figli del premier. Le sette holding di Casa Berlusconi (prima, seconda, terza, quarta, quinta, ottava e quattordicesima) sarebbero dotate di liquidità per 420 milioni di euro a cui sarebbero da aggiungere riserve per 890 milioni di euro e la liquidità detenuta a valle da Fininvest. Se la primavera dovesse portare qualche cattiva novità il gruppo, almeno finanziariamente, rimane attrezzato.
Filippo B.
25 feb 2010 - 16:22 - #1Tutta questa vicenda, al di là del merito (chi ha ragione e chi ha torto) mi fa pensare ad un’altra cosa: quando sono i BIG a rischiare il loro patrimonio si trova sempre una soluzione (o scappatoia?) per salvarsi la pelle… perchè non funziona così anche per noi poveri mortali? che se non paghiamo un debito al Fisco di qualche migliaio di euro ci ipotecano la casa? (per fortuna di recente è intervenuta la Cassazione a limitare la cosa). Mi sa che dobbiamo farci un pò più furbi e gestirci meglio….
trust
16 mar 2010 - 16:41 - #2Il trust per la protezione del patrimoni (ed altre funzioni) è legale da anni in Italia…
railroad
16 mar 2010 - 16:50 - #3Beh sono riconosciuti ma regolamentati dalle norme europee e non ancora da quelle italiane mi pare. Se non sbaglio si attende ancora un quadro più chiaro dal legislatore, ma forse tu trust ne sai più di me. Come funziona?