
Il quadro di Fastweb rimane fluido in attesa delle decisioni della magistratura. In queste ore il titolo cede ancora qualcosa a Piazza Affari, il consiglio di amministrazione ha deciso di chiedere l’isolamento della divisione Wholesale che controlla le attività incriminate. Una figura di garanzia potrebbe governare questa business unit dal peso ormai ridotto, lasciando integre, però, le altre attività. Una soluzione simile sembra pronta anche per Telecom Italia Sparkle, ma, di fronte alla gravità delle accuse, ancora tutto rimane incerto.
Quarantotto ore per il rinvio della decisione sul commissariamento rischiano di essere troppo poche e si diffondono le prime preoccupanti voci sugli effetti di questa pesante inchiesta sull’operatività della compagnia telefonica. Alcuni grandi clienti avrebbero già congelato il rinnovo dei contratti con Fastweb e ora corrono rischi i rapporti con le pubbliche amministrazioni che fino a ieri erano un fiore all’occhiello tra le attività della società della fibra ottica. Se la sfiducia si allargasse al retail, la situazione potrebbe davvero aggravarsi.
Giustamente qualcuno evidenzia che il commissariamento, un intervento studiato per salvare le aziende, rischia di essere invece letale per Fastweb e mette a rischio migliaia di lavoratori minando la fiducia nel gruppo. La posizione di Silvio Scaglia e di Stefano Parisi nelle carte dei magistrati e nello sviluppo del processo rimane importante: a essa si devono le maggiori incertezze sulla governance del gruppo rispetto al dossier di Telecom Italia Sparkle che invece non ha più alcun contatto con i manager finiti nell’inchiesta.
Serve sicuramente una scelta rapida e decisiva che possa restituire fiducia a tutti gli stakeholder, dai clienti, ai fornitori, agli azionisti. Swisscom, la società svizzera che attualmente controlla Fastweb potrebbe lanciare un’opa per evitare almeno che il titolo resti sul mercato in un periodo tanto delicato, sembra ancora indecisa sul da farsi, ma ribadisce il suo appoggio a Parisi.
Separare le responsabilità del gruppo da quelle del management resta molto difficile e gli stretti intrecci con la politica complicano un caso già difficilissimo. Le dimissioni del senatore Nicola Di Girolamo ieri hanno ravvivato (ma non ce n’era bisogno) l’attenzione dei media su questo dossier. I risvolti politici della vicenda, il sospetto di contiguità inaccettabili con la ‘Ndrangheta e il caos gestionale in cui l’azienda rischia di precipitare alimentano l’ennesima scossa tellurica nel settore delle telecomunicazioni italiane. Ancora una volta un settore tanto importante, anche in chiave strategica, per la nostra economia, piomba nel caos.
Filippo B.
04 mar 2010 - 17:59 - #1Temo che, visti i tempi della magistratura rispetto a quelli dell’economia, una decisione rapida sia auspicabile ma tutt’altro che probabile.
Temo che per Fastweb ci sarà ancora molto inferno prima di tornare al purgatorio (e sperare nel paradiso)…
Web Agency Napoli
15 mar 2010 - 14:46 - #2Io invece temo sempre per noi investitori e/o cittadini perchè siamo e saremo sempre noi a pagare gli “errori” (chiamiamoli così) dei manager.